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Aperitivo fronte Arno: stare nel movimento (e nei desideri) come fiume che scorre

Posiamo gli occhi sull’Arno che si schiude davanti a noi: acque che scorrono piano altrove. Verso altre tappe. E prima dell’ultima tappa dell’IoVoglioTour 2018, ecco un nuovo Aperitivo dei Desideri all’Easy Living, un chiosco fronte Arno dotato di sedie sdraio che fanno tanto locale sulla spiaggia. E sulla spiaggia potremmo esserci davvero, siamo a quasi 30 gradi, in abiti leggeri e sandali, segno di un’estate che non vuole finire. E cosa vogliamo invece noi, adesso? Intanto conoscerci tra noi, così ci avviciniamo ai presenti, che ci conducono subito dentro storie di persone-fiumi in movimento, partite da un punto e arrivate a un altro, attraverso acque più o meno quiete, per giungere al loro desiderio. Manuela ha lo sguardo intrepido di chi sta nel movimento da sempre: si è dedicata a una azienda agricola, all’insegnamento dell’inglese, a una impresa turistica, a una casa editrice, fino ad approdare alla meditazione del suono primordiale, di cui è istruttrice oggi grazie all’incontro con il pensiero di Deepak Chopra. Seguiamo le sue parole che ci portano in luoghi di cambiamento e autenticità di Sé. E chi ha trovato un altrettanto autentico spazio per sé, aprendosi al nuovo, è Ilaria, che la luce del cambiamento ce l’ha fin dentro gli occhi, scurissimi. La sua è la storia di chi a un certo punto si trovava immobile, in pieno stallo, ma ha saputo affidarsi all’Altro, nel suo caso un astrologo medico, e riprendere il proprio percorso di “verità”: oggi Ilaria si occupa di astrologia sistemica e costellazioni familiari, ha dato casa al suo desiderio più vero. E chi di case, fatte di cemento stavolta, ne vede a bizzeffe ogni giorno, è Sareh: il suo movimento l’ha portata, 15 anni fa, da Teheran a Firenze, dove come agente immobiliare aiuta a realizzare i sogni di chi cerca un posto in cui fermarsi. Ma ecco invece chi fermo, pare non starci mai: Alessandro possiede l’energia di chi ha tanto da realizzare, si ferma quando prende a parlarci di sé, del movimento che l’ha portato più di 20 anni fa da Foiano della Chiana a Firenze, del coraggio che l’ha portato a lasciare un posto da dipendente per mettersi in proprio. Chi dimostra altrettanto coraggio è Maria: ha lasciato lavoro e Spagna per studiare oreficeria in Italia, e ora sta per lasciare l’Italia per continuare gli studi in Spagna. E non ha paura di quel che l’attende, ci spiega, la motivazione è grande: c’è di mezzo il suo desiderio più forte. Ognuno di noi, stasera, è l’immagine di un movimento. Tutti qui hanno lasciato qualcosa: città o lavoro. Ma lasciare, coincide sempre con una perdita? Una risposta pare darcela una poetessa, Nathalie Handal, che ha fatto del movimento una scelta di vita, vivendo e lavorando tra Stati Uniti e Italia. I suoi versi fanno da contorno perfetto a questa serata di persone-fiumi che fluiscono: “Non abbiamo più bisogno / di tradurre perdita / le ginocchia che tremano sotto / uno strato d’acqua / sanno che siamo / in cammino”.

Ed è esattamente un cammino, quello che ci attende domenica 23 settembre, l’ultima tappa dell’IoVoglioTour 2018, una Camminata dei Desideri da Siena a Monterrigioni. Il ritrovo è alle ore 10 a Porta Camollia. Potete partire con noi da Firenze con il regionale delle 8:10.

Vi aspettiamo per una nuova avventura – sempre all’insegna dei desideri!

I Wish Hunters – i cacciatori di desideri

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In finale di tappa 2018: “Il temporale ci insegue ma noi siamo più forti”

Tour ultima tappa 1

Oggi ci dirigiamo in finale di tappa, Radicofani, passando per San Quirico D’Orcia e i luoghi circostanti. Siamo in partenza dalla casa di accoglienza di Ponte D’Arbia dopo averne ascoltato la storia dalle parole di Italo: “Agli inizi del ‘900 era uno stabilimento che ospitava varie botteghe. Fu la famiglia Cresti a trasformarlo negli anni ‘70 dapprima in asilo e in scuola materna poi, e in seguito, dai primi anni ‘80, in centro culturale e ospitale per i pellegrini lungo la via Francigena.” In realtà, a incentivare la trasformazione del luogo in centro di accoglienza, ci spiega meglio Italo, fu un militare francese che durante la guerra franco-algerina degli anni ‘60 aveva vissuto un’esperienza molto forte: il suo caccia militare era stato abbattuto lasciandolo illeso, ed è lì che aveva deciso di chiudere con la guerra, fare voto e mettersi in cammino. Durante i suoi viaggi era capitato anche sulla via Francigena, dove era tornato più volte proprio per dare una mano a rendere quel luogo – e Ponte D’Arbia in generale – centro di accoglienza di pellegrini. Riuscendoci eccome, pensiamo noi, che di pellegrini oggi ne incontriamo parecchi, compresa Elvira, una ragazza cinese che si lamenta dei suoi connazionali poco camminatori: “Iovoglio portare più asiatici nel cammino lungo la via Ferancigena”. Da un militare francese a una pellegrina cinese: un percorso aperto ad altri mondi? Sì, è decisamente un incontro con altri pezzi di mondo, riflettiamo incontrando un ragazzo spagnolo, Ricardo, in cammino da Roma a Santiago. Gli chiediamo il motivo, e lui ci mostra due credenziali: è in viaggio – simbolico – assieme alla cugina che non c’è più, ma aveva due desideri: visitare Roma e percorrere il cammino di Santiago. Ed eccolo qui, Ricardo, a realizzare questi desideri, in quello che ci pare un ulteriore atto di gentilezza, verso la cugina, verso la vita.

Tour ultima tappa 4

Ma la vita, per un attimo, non pare, a noi, troppo gentile: la tappa si rivela impegnativa, le batterie delle bici sono al limite, ancora una volta sono piccoli atti di forza a salvarci: di fronte a una salita impervia, la forza della bici di Silvano che traghetta quella di Alessandro con un cavo, la forza di volontà di Alessandro che non molla, che dinnanzi a un temporale in arrivo, non ha dubbi: “Il temporale ci insegue, ma noi siamo più forti del temporale”. E alla nostra, di forza, si coniuga quella degli incontri, potenti e significativi: c’è Francesca, con una forza d’animo che l’ha fatta partire da sola da Verona, per staccare da tutti. Francesca che prosegue nonostante giochi di forza non del tutto “puliti”, quando ci racconta  del furgone che a un certo punto sembrava seguirla, o di un tipo che aveva provato a farle delle foto. Imprevisti a cui Francesca aveva reagito con forza e parole dirette. Francesca che è diretta pure nei desideri: “Iovoglio stare bene con me stessa, essere indipendente, giocare a calcio, trovare l’amore della mia vita, a cui piacciano i cammini”. E l’amore lo ritroviamo anche nel nostro ultimo incontro del giorno: una coppia di neo-sposi che sta percorrendo la via come viaggio di nozze. “Iovoglio annoiarmi per fare spazio ai ritmi stressanti della vita quotidiana”, ci confida lui, “Iovoglio trovare una ospitalità più spirituale, che mi permetta di fare un lavoro su di me”, ci confida lei, portando Santiago ad esempio. Ritorna Santiago, che inizia a solleticarci i pensieri: siamo sul finire dell’IoVoglioTour 2018, ma col cuore aperto a nuove partenze.

Tour ultima tappa 3

Chissà?… Chiediamo ad Alessandro, il nostro compagno di tappa, come ha trovato questa esperienza. “Ottime impressioni” – dichiara. Soprattutto, gli è piaciuto aver incontrato persone disponibili a socializzare e raccontare. Conviene che siamo stanchi ma soddisfatti, negli occhi un panorama che parla da sé. E nell’animo il desiderio e la forza di andare avanti, progettare nuovi cammini tesi all’incontro, un incontro che sappia farsi atto di gentilezza – sempre. Infine, ci rimane la “forza” della gentilezza.

 

I Wish Hunters – i cacciatori di desideri

 

Penultima tappa 2018: da Siena a Ponte D’Arbia, in bilico tra forza e gentilezza

Tour ultima tappa 5Si riparte. Prendiamo il treno da Firenze, direzione Siena, dove ci attende la penultima tappa che ci porterà fino a Radicofani. La partenza non è delle migliori: Siena è invasa dai turisti quando la traversiamo sulle nostre bici, ci dirigiamo verso sud ma già dobbiamo fermarci: si rompe il cavalletto della bici di Alessandro, che ci fa compagnia in questa tappa, rischiamo di perdere gli zainetti, ma alla fine tutto si sistema: la forza degli imprevisti, la nostra forza di volontà: un gioco di forze – buone. Usciti da Siena incontriamo Nadia che dà il via ai desideri (e alle riflessioni): “Iovoglio essere più gentile con le persone estranee, mettere più gentilezza nelle relazioni con gli altri”. Ci guardiamo attorno e ci pare di vederla farsi concreta, quella gentilezza, nei cipressi che delimitano i sentieri e svettano eleganti dai colli. Negli occhi degli animali per strada che ci scrutano con pacatezza, nel silenzio dei boschi. Ma la delicatezza del paesaggio a un tratto viene interrotta da una visione poco aggraziata: un’enorme discarica di auto!! Un signore ci descrive la potenza della macchina demolitrice, di come riesca a tritare di tutto. La forza che torna.

Tour ultima tappa 6

E a ritornare è anche un contadino che incrociamo più avanti, incontrato già un anno fa. Quando gli chiediamo come è andata la raccolta delle olive quest’anno, lui si lancia in lamentele colorite: purtroppo è arrivata una grandinata a rovinare tutto. La forza dell’acqua, dell’ambiente. E di ambiente in qualche modo parla anche l’incontro che segue con Michele, gran camminatore, che, oltre a voler fare il cantante, non vuole più fare la spesa: “Iovoglio coltivare tutto quel che mi serve da mangiare”. E il suo desiderio è già in cammino – notiamo quando ci racconta di essersi preso due capre. E sull’onda dei desideri arriviamo a Ponte D’Arbia, dove, oltre al ponte storico che dà il nome al paese, ammiriamo un ponte pedonale più recente dedicato ai pellegrini: un bel contrasto tra la delicatezza del legno e la forza dell’acciaio – riflettiamo.

Tour ultima tappa 8

Ed è qui che, all’interno della casa di accoglienza dei pellegrini, conosciamo Alessandro da Roma, che sta percorrendo il cammino al contrario rispetto a noi. Ha già sperimentato Santiago, che ci descrive come modello esemplare di ospitalità. Ci racconta di un giovane spagnolo che lungo il cammino mette a disposizione dei pellegrini dei posti letto al pianterreno della propria abitazione, facendovi trovare un bicchiere di vino o una birra fresca all’arrivo, preoccupandosi di fare la lavatrice per tutti gli ospiti in caso di necessità. Piccoli atti di gentilezza. “In Spagna”, sottolinea Alessandro, “oltre che per una questione etica o spirituale o di business, stanno investendo su una umanità che accoglie”. L’accoglienza, come sa assumere sfumature diverse, a seconda degli atti di gentilezza – pensiamo. E di chi era quella citazione famosa che ci viene in mente: “Nessun atto di gentilezza, per piccolo che sia, è mai sprecato”? Ah sì, Esopo, quello delle favole. Ma le gentilezze che stiamo ricevendo, in questa tappa, non sono favole, sono una realtà tangibile, a tratti commovente. E andiamo a prepararci per la notte così, cullati da pensieri di gentilezza.

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Desideri a volo di farfalla: tra silenzio e lentezza nella campagna senese

C’è una farfalla che si posa sul manubrio di Silvano. A vederla poggiata sulla plastica nera sembra un fotomontaggio, e da lì si sposta e si mette a volare in mezzo a noi. Non ricordiamo più l’ultima volta in cui una farfalla ci è venuta così vicino. Eravamo bambini? Di sicuro, eravamo leggeri. Di quella leggerezza buona, che ha il sapore della vaniglia dentro la torta, un tocco di dolcezza lieve. E lievi ci sentiamo anche noi oggi, siamo partiti da Firenze, col treno e le bici, direzione Monteriggioni. La giornata inizia bene, siamo circondati dal bel paesaggio della campagna senese, distese aperte bruciacchiate dal sole e zone più albereggiate e verdi, e questa lievità che ci sentiamo addosso, come farfalle, ci fa volare leggeri verso i primi pellegrini che incrociamo per strada, Andrea e Michele, cosiddetti “cervelli in fuga”. Lavorano a Parigi nel campo del sociale, ricercano nuove modalità di benessere verso la persona. “Iovoglio fare in modo che non ci si senta costretti ad andarsene dalla propria terra per realizzare i propri desideri” – confida uno dei due. Il loro desiderio è di ripopolare i paesini-fantasma, tornare a valorizzare i piccoli paesi oltre alle grandi città. Queste parole ci ricordano i discorsi dell’imprenditore Olivetti che a suo tempo già sognava una “città dell’uomo”, una comunità fortemente radicata nel territorio. Ritorna con questi due giovani il valore del territorio, con le sue piccole – ma grandi – bellezze, con le farfalle e le api che ci volano dentro. E il territorio porta con sé desiderio di lentezza, ritmi distesi e “umani”.

E alla ricerca di altra umanità, ci si para davanti un ragazzo che accetta subito di dirci il suo desiderio. Ma alla richiesta di esprimersi con “Io voglio” si interrompe, ci spiega che usare “voglio” non sta bene, meglio un “vorrei” o “mi piacerebbe”. Accetta di provarci, ma si blocca ancora. Dopo 3-4 minuti di silenzio se ne va senza dirci nulla. Nella “certezza” dell’“Io voglio”, non è più riuscito a desiderare. Siamo silenziosi anche noi, ma accogliamo il silenzio, con la consapevolezza del valore di quel che stiamo facendo, questo tentativo di “riavvicinare” i cuori ai desideri, non come forme di sogni irraggiungibili, ma come realtà in potenza che dipendono dalla nostra volontà. Convinti che della volontà – di un “Io voglio” – non c’è d’aver paura, è tesa a un nostro desiderio, dunque a renderci individui realizzati, in armonia con noi stessi. La giornata è un’altalena tra intensità e leggerezza. Leggeri ci sentiamo davanti a un laghetto a Colle di Val D’Elsa, una fonte d’acqua naturale rinchiusa tra i boschi, ci tuffiamo e ci rigeneriamo ai 17 gradi dell’acqua, accanto a noi una signora ci racconta che ogni giorno viene a rinfrescarsi lì anche un famoso fantino. E la signora a raccontarcene di cotte e di crude, col fantino che d’un tratto ci si materializza lì davanti, e la signora che subisce una trasformazione mettendosi a lodarlo a più non posso. Ci scappa un sorriso – è una scenetta lieve, che non fa male a nessuno. Chi invece si fa male, è una persona cara che chiama d’improvviso: ha avuto un piccolo incidente sulle strisce pedonali, solo una botta e tanta paura, ci rassicura, ma non siamo sereni, così decidiamo di rientrare a Firenze con un treno da Poggibonsi.

Sul treno ancora un incontro che ci parla di lentezza: Giuseppe il capotreno ci racconta di essere il fondatore di una Fondazione per le vittime della strada, e che troppo spesso gli incidenti mortali sono causati dall’alta velocità. Appena andrà in pensione conta di trasferirsi a Lisbona, e da lì muoversi agilmente su New York per seguire vari progetti sulla mobilità. È un accanito sostenitore dell’uso della bici, che vuole sponsorizzare, e per questo ha in programma un percorso misto piedi-bici il prossimo anno a Santiago. “Noi siamo fatti per correre. Correre è importante, ci serve per scappare dai pericoli, o per raggiungere un obiettivo. La velocità è qualcosa che è difficile da sradicare dalle nostre vite.” – ragiona assieme a noi Giuseppe. “Se anche all’auto preferisci la bici, il caschetto non ti salva in caso di incidente, se vai veloce.” “Bisogna risolvere il problema della velocità prima di tutto”. Giuseppe si occupa di vittime della strada – e noi stiamo andando da una persona che è stata vittima della strada oggi. Questo ci ricorda che siamo dentro un flusso continuo, che la vita scorre come fluido tra un’esperienza e un’altra. Allora ci auguriamo di scorrere lenti, in questo flusso, col tocco leggero di una farfalla, come volando, assaporando la vita nei suoi ritmi più calmi. E nel ritmo disteso della vita, saper accettare il silenzio di chi non è ancora pronto al desiderio – ma prima o poi lo sarà.

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Aperitivo dei desideri tra gli alberi e il cielo: insieme si sta meglio

 Siamo in alto a pochi passi dal cielo, qui sulle Terrazze Michelangelo, luogo scelto per un nuovo Aperitivo della Costellazione dei Desideri, in un momento di pausa tra una tappa e l’altra dell’IoVoglioTour 2018 . Sopra la testa tanto blu, e attorno al corpo tanto verde: fronde di alberi a circondare la terrazza, albero dopo albero si forma un cerchio e dentro questo cerchio-terrazza stasera siamo in tanti a riunirci, in un abbraccio ideale, in una specie di “Sogno, un piccolo spazio onirico protetto”, lo definisce Ruggero a inizio serata, come quello nato tra lui e i pellegrini durante l’ultima tappa dell’IoVoglioTour. È uno spazio protetto che si fa nostro per qualche ora, permettendoci di fermarci e distenderci, uscire dalle lontananze e stare insieme, circondarci di nuove storie, nuovi desideri.

All’ingresso Iacopo accoglie gli ospiti con una stella-desiderio, metà stella per l’esattezza, di carta, e colorata. All’ingresso notiamo anche una ragazza sorridente che non conosciamo: ci racconta che sta vicino a Pontassieve, ma è nata in Florida, e poi cresciuta e vissuta in Michigan. “Dal sole alla neve”, scherza Brittany, Brì per gli amici, con quel fare allegro che la contraddistingue. E con lei prendono il via i desideri – quelli avverati intanto. Brì voleva fare il lavoro per cui si è formata nel suo Paese, e dopo quasi 2 anni di vita italiana ce l’ha fatta, ora fa la massaggiatrice. Accanto a lei Sophie, sguardo sicuro e cristallino, viene dall’Olanda e di Firenze che ama ne ha assunto pure le sfumature della lingua quando ci racconta, con cadenza fiorentina: “Facevo l’insegnante di inglese, poi sono diventata scrittrice per un blog, e ora faccio la life coach. È stato un percorso verso il lavoro che volevo davvero fare”. “Iovoglio aiutare gli altri ad essere sé stessi e seguire il proprio sogno”, aggiunge parlandoci del suo progetto “The Yes Woman!”, “Perché se ognuno fa quello che si sente davvero di fare, mette in moto un flusso in cui scorre linfa vitale, e salute”. La serata scorre altrettanto e le storie entrano in contatto, in un tessuto di relazioni nuove: arriva Aleksandra, “Con la ‘k’ e la ‘s’, non con la ‘x’”, ci dice del suo nome serbo, “Ma tutti qui mi chiamano Ale o Alex”, e anche il suo episodio è rivelatore di un desiderio avverato: “Avevo visto una casa, per me e mio marito, me ne ero innamorata subito – Iovoglio quella casa!”-  ma poi era stata venduta ad altri”. Ora in quella casa ci vivono, lei e il marito, per una serie di eventi fortuiti che ce li hanno portati dentro. Semplici coincidenze?…Forse flussi di energia che fluisce libera, e fluendo, spalanca le porte ai desideri. E chi arriva a riportarci alla realtà, è Alessandro, che regge un bicchiere e solleva un “Iovoglio un Vodka Lemon!” tra i presenti, prontamente avverato, con Alessandro che porge quel che in effetti è un Vodka Lemon a chi lo voleva. Tornati al presente, torniamo a quel che ci attende: è ora di scrivere un desiderio sul nostro pezzo-stella. Chi fatica sul pezzo di carta, è Niccolò: “Non so cosa volere, ho già tante cose, un bel lavoro, una casa, una vita affettiva, e a breve un figlio”. Ci vorrà un po’, ma più tardi vedremo anche lui intento a scrivere il suo desiderio-stella.

Chi invece non ha dubbi sul desiderio del qui e ora, è Giulia, che ci travolge al suono di “Iovoglio bere per dimenticare la follia che ho appena fatto!”, ha appena preso l’aereo da Gallipoli, in cui se ne stava in ferie, per partecipare a un concorso di lavoro. È in ansia per i risultati ma aspetterà, e non è male aspettare qui assieme ai suoi amici, con la prospettiva di tornarsene a sud a riprendersi le ferie interrotte. E poi il resto, come sempre, si vedrà … e il resto che arriva in serata è la ricerca della propria metà-stella. Ci dirigiamo tutti verso qualcuno con cui far combaciare la stella di carta. C’è chi lo trova subito: “Io ho scritto ‘Iovoglio imparare a rallentare’, ma ho trovato la mia metà-stella dopo pochi secondi! – se ne esce Verusca, e passando di là Guido le mormora un “Forse non è ancora il momento, ci devi lavorare ancora un po’”. Chi invece non vuole rallentare ma star dentro i ritmi pieni della sua vita è Fatjon: “Iovoglio ancora tanti tanti bei giorni come questi”, scrive sulla stella che combacia con quella di Verusca. Anche lui sarà presto babbo, dall’Albania è arrivato a Firenze, che ama: “Mi piace tutto qui, soprattutto le persone”. Le persone che tornano, lo stare insieme come rimedio a una individualità che può farsi sterile, e sola, perché “Insieme tutto è possibile”, ci ricorda Silvano passando al volo tra i divani.

Ci torna in mente un articolo scovato ieri, spiegava che un albero da solo non è una foresta, non sa creare un clima ambientale equilibrato. Invece molti alberi assieme sanno dar vita ad un ecosistema armonioso capace di mitigare gli eccessi atmosferici e produrre un ambiente protetto. Torna lo spazio onirico protetto di Ruggero, a fine serata, e torniamo noi che siamo come gli alberi che abbiamo qui attorno sulla terrazza, a caccia di altri alberi-persone per realizzare un contesto di vita sano e armonico, per esclamare all’unisono che “Insieme si sta meglio”.

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“L’erba vorrei non cresce da nessuna parte!”: il pensiero di Ruggero

Ci sono volte in cui ti senti pronto a tuffarti nel flusso di nuove esperienze con fiducia ed entusiasmo, come ha fatto Ruggero con noi, presentandosi con la sua bicicletta alla partenza della seconda tappa dell’IoVoglioTour 2018.

“Non so dove andremo, non so cosa faremo, ma già la compagnia è… una voglia incredibile di stare con loro” – sono le parole che ci regala prima di prendere il treno per San Miniato la sera di venerdì 20 luglio.

Oggi è domenica 22 luglio, abbiamo percorso lunghi tratti di strada sterrata e incontrato vari  pellegrini, interagito con loro e i loro desideri. Queste le parole di riflessione che ci dona Ruggero a tappa conclusa, prima di lasciarci e rientrare nella sua quotidianità:

Le nostre vite sono piene di luoghi comuni. E quando si tratta di stravolgere i luoghi comuni, ecco entrare in gioco Iacopo e Silvano della Costellazione dei Desideri.

Da bambino mi hanno insegnato che “L’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re”, sono cresciuto con questa convinzione. In questi giorni abbiamo fatto un tratto della via Francigena da San Miniato ad Altopascio e poi abbiamo ripercorso la stessa strada al contrario, con l’intento di ribaltare – simbolicamente – questa convinzione e creare un nuovo detto, il nostro detto: “L’erba vorrei non cresce da nessuna parte!”.

Siamo partiti sabato 21 luglio da San Miniato per incontrare i pellegrini e interrogarli sui loro desideri, ci siamo mossi controcorrente come i salmoni per incrociarli sul loro cammino. Li abbiamo accolti e ascoltati, ci siamo interessati a loro, dei motivi che li hanno spinti a percorrere questo cammino simbolico… tutti questi chilometri… abbiamo rivolto loro la nostra domanda: “Qual è il tuo desiderio, che cosa vuoi?”. È diverso da “Che cosa vorresti?”, perché “vorresti” vuol dire che il tuo desiderio si può realizzare soltanto se gli altri ti danno il permesso, se l’ambiente intorno te lo permette. Invece il “voglio” rappresenta la tua volontà personale… come vuoi cambiare tu la tua realtà, in prima persona… è indipendente dagli altri ed è indipendente dagli eventi esterni… Il nostro “voglio” può trascinare, il nostro “voglio” può creare, il nostro “voglio” può cambiare la realtà e cambiare gli altri.

Tra le regole della Costellazione dei Desideri c’è anche “Puoi desiderare qualcosa di assurdo”. Ma cosa vuol dire “assurdo”? Vuol dire qualcosa che pensi sia irrealizzabile! Ma perché è irrealizzabile?… perché dipende dagli altri?? Perché dipende dalle circostanze?? A volte noi pensiamo che le cose siano irrealizzabili perché abbiamo l’immaginazione ovattata dall’ambiente che ci assorda o perché non siamo in grado di dire NO. Ma ricordatevi che i NO che dite sono degli enormi SI alla realizzazione di quello che volete voi, dei vostri desideri!

Andando verso Altopascio abbiamo conosciuto Emanuele, che ha condiviso un desiderio molto interessante: “Iovoglio essere sulla giostra, non fuori ma dentro la giostra che gira e girare assieme a lei”. È una bella immagine, un’osservazione interessante perché spesso le persone sono astratte dalla realtà e dalla realizzazione dei loro desideri in quanto sono proiettate verso universi irraggiungibili, sono fuori dalla giostra. E poi ci ha proposto un esempio altrettanto bello: immaginate una mosca che si muove liberamente nell’aria col suo istinto di mosca . A un certo punto la mosca si posa su un vetro e vuole andare oltre, ma fisicamente non è possibile. È quando voi vi avvicinate alla mosca e la schiacciate facilmente. La mosca si lascia uccidere perché ha perso il suo focus ed è fuori dalla realtà, è fuori dalla giostra.

Confrontandomi con i pellegrini assieme ai miei  compagni di viaggio, in questi giorni, ho capito che i desideri più profondi riguardano quello che abbiamo intorno. Nessuno di loro ci ha detto “Iovoglio andare su Marte”, nessuna ci ha detto “Iovoglio essere una diva di Hollywood”. Quando qualcuno (pochi, per fortuna) ci ha detto “Iovoglio vincere la lotteria”, noi gli abbiamo chiesto: “E cosa ci faresti con quei soldi?”, la risposta è stata: “Per prima cosa, viaggerei, e poi, aiuterei le persone in difficoltà”. Allora lo abbiamo provocato sul viaggiare: “Perché non viaggi e basta, ci sono tante persone che viaggiano senza soldi, nei nostri vari pellegrinaggi abbiamo avuto modo di conoscerle. Si può fare! Potresti anche iscriverti alla banca del tempo! Cosa sai fare?”. E in risposta all’affermazione sui soldi per aiutare le persone” abbiamo ribattuto: “Perché non inizi ad aiutare le persone dalle piccole cose? Perché pensi che l’aiuto debba essere solo di tipo economico?”. È sempre così. La società ci mette davanti dei vetri su cui finiamo per schiacciarci, ci specchiamo, ci vediamo brutti e distorti, cadiamo in preda a fattori esterni – persone, situazioni, il tempo – che ci schiacciano facilmente perché perdiamo il nostro istinto-mosca.

Consiglio tanto questa avventura, parlare con i pellegrini è come parlare con noi stessi, è come interrogare noi stessi perché il pellegrino vive il ritmo del passo, vive l’un-due, un-due, un-due ancestrale, il ritmo purificatore, il ritmo della vita.”

 

Ruggero

IoVoglioTour 2018, tappa 2: in cammino tra desideri di cura e di relazione

Ruggero ha capelli ricci ribelli e un sorriso luminoso: è il primo pellegrino a unirsi al nostro cammino, e questo ci rende particolarmente emozionati e grati. È con noi in attesa a Santa Maria Novella, si respira un’aria speciale stasera: “Sono carichissimo per questa avventura” – ci confida entusiasta, e attorno a noi l’energia è talmente accesa che la stazione sembra sul punto di farci volare via – verso i nostri desideri. Invece a farci volare via per ora è un treno che ci porta fino a San Miniato, assieme alle nostre fidate bici. Scesi dal treno, l’energia della partenza si trasforma in energia dell’incontro: ad accoglierci al convento francescano che ci ospita per la notte, c’è Adam, che nella vita si prende cura di chi ha si è perso un po’ per strada, per favorirne il re-inserimento sociale. Nasce subito una connessione con il nostro progetto: Adam infatti propone un percorso sul sogno. Il bi-sogno di un sogno, di un desiderio, per ritrovare la strada. Noi la strada la riprenderemo domattina per Altopascio, e nel mentre ci lasciamo travolgere da una nuova energia: un gruppo di spagnoli ci si fa incontro. Sono lì per mettere in scena uno spettacolo teatrale sotto forma di coro, e Ruggiero ha un’idea: farli esibire per noi, e subito dopo regalarci un loro desiderio, sull’onda del canto.

Comincia Juan, che condivide il suo “Iovoglio essere più connesso con le persone, comunicare più facilmente con gli altri”. Stiamo entrando nel sentiero della relazione – osserverà verso sera Iacopo – il fil rouge che sembra unire molti dei pellegrini incontrati. E infatti Maria ci dona un “Iovoglio prendermi più cura degli altri”. La cura degli altri che torna. Marta invece condivide un “Iovoglio continuare il mio cammino”. La cura di sé.
Arriva l’ora di cena, e con la cena nuovi incontri e nuovi desideri. Siamo nella sala, bellissima, in cui cenavano anticamente i monaci. L’atmosfera è pregna, di Storia, e delle storie che ascoltiamo. Anna ha perso qualcuno, che un giorno ha deciso di non esserci più, e da allora si è messa a camminare, letteralmente parlando. Ha fatto un tratto iniziale della Francigena assieme al marito, ora sta proseguendo da sola, dopodiché concluderà il cammino di nuovo con il marito. La perdita di una relazione fraterna. Ma un altro tipo di relazione che va avanti, con il marito, e la nutre. Il desiderio di Anna: “Iovoglio continuare ad avere dentro di me l’equilibrio che sto raggiungendo camminando” ci rende ancora più consapevoli della forza della Francigena, e ce ne andiamo a dormire con la consapevolezza del cammino come mezzo per mettere in relazione mente e corpo.
La mattina dopo siamo pronti a partire per Altopascio, tra sentieri serrati e boschi. La tappa non è particolarmente impegnativa, e questo ci permette di dedicare più tempo all’incontro, alle persone che hanno voglia di spendere una parola con noi. Anche questa giornata ci porta dentro i meandri della relazione, sotto varie forme: incontriamo una coppia nata da poco, in allenamento per Santiago. Hanno deciso di cominciare la loro storia d’amore con questo pezzo di cammino condiviso. Un percorso che inizia – su strada e nella vita.

E ancora, 2 capi scout con un gruppo di adolescenti. Entrambi ci confidano di avere sofferto nel lasciare a casa il figlio piccolo, o la moglie appena sposata. La relazione torna anche nei discorsi di Francesco: in 14 anni, è la prima volta che parte da solo, senza la compagna, ma ne ha sentito la necessità, ha perso il lavoro: “Iovoglio prendermi dei giorni per me stesso; io voglio ridefinire i miei obiettivi e i miei desideri; Iovoglio ridare valore al concetto di solidarietà per farmi esempio per gli altri”. E la sinergia vitale che ci ha accolti ieri sera con il gruppo di spagnoli sembra ritornare nel desiderio che chiude questa giornata: ci imbattiamo in un vecchio mulino dell’800 ora trasformato in club privé. Il gestore non ha difficoltà a raccontarci il suo desiderio: “Iovoglio stare sopra la giostra e non sotto a guardare gli altri giocare”, essere libero di fare quel che gli piace, continuare ad essere felice, essere protagonista della vita che scorre, nei suoi aspetti più piacevoli e terreni. Ci voltiamo e non a caso ci troviamo in mezzo a un campo di girasoli: il girasole, si sa, come simbolo di allegria e spensieratezza. Ma il comportamento del girasole, il suo volgere lo sguardo verso il sole dall’alba al tramonto, ha un ulteriore significato: la dedizione, il desiderio di stare con le persone care.
E allora ci siamo, ragazzi, ci siamo proprio dentro, in questo IoVoglioTour 2018, al desiderio di relazione, di cura e dedizione verso gli altri – con intervalli di dedizione e cura verso sé stessi, prima di tornare nella relazione.
E domani si continua a pedalare, e a bloggare – seguiteci su strada, o su questo blog!!

I Wish Hunters – i cacciatori di desideri

Prima tappa 2018: scelgo di andare avanti, non di avere paura

Il secondo giorno dell’IoVoglioTour 2018 ci trova pronti a metterci sulla strada verso Aulla, nella zona nota come Lunigiana, a pochi chilometri dalla Liguria. Come questo paesino che sorge in posizione strategica di mezzo tra i passi delle Cisa, del Cerreto, Lagastrello e sulla strada per Casola e la Garfagnana, anche noi oggi abbiamo la sensazione di trovarci a un crocevia, nel mezzo di decisioni da prendere lungo il percorso, quale sentiero percorrere che sia il più adatto alle nostre esigenze, che ci porti spediti e comodi verso il nostro obiettivo odierno, Sarzana. Ma la vita, si sa, non è sempre comoda. Scopriamo così che la via Francigena non è solo spettacolare, ma pure impegnativa. Ci troviamo di fronte a complessità di vario tipo, che si manifestano con scelte non del tutto azzeccate: sbagliamo strada un paio di volte, con dispendio di tempo ed energie. Il giallo-verde della natura, la vista di ruderi di antichi castelli, caprette e mucche a chiazzare i prati, finiscono per farsi piccole consolazioni nei nostri ripetuti dietro-front. Ci sono punti della via Francigena che non sono percorribili in bici, e ci colgono un po’ impreparati, ma si prosegue, da qualche parte, si va comunque avanti.

Ci capita poi una deviazione poco fortunata, e ci troviamo davanti due cani maremmani che ci bloccano la strada. Cosa sta succedendo? Ci sentiamo un po’ spaesati, forse dentro qualcuno di noi ha tracce di paura, ma non lo fa vedere. Il giorno continua e si porta appresso la stanchezza delle difficoltà incontrate. Giunti ai pressi di un paese, ci sorprendono su un muro alcune immagini e scritte, ci soffermiamo a osservarle con occhi incantati, che a un certo punto si spalancano nel sentire la voce poco elegante di un ragazzo che solleva offese nei nostri confronti. Poiché osserviamo quelle immagini, quelle parole, veniamo definiti “poco virili”, ecco. Come risposta non smettiamo di fissare la scritta che ci ha colpiti, ce la portiamo dentro, via con noi: Anche noi, come l’acqua che scorre, siamo viandanti in cerca di un mare.

Noi il nostro mare-percorso lungo la via Francigena – e nella vita tutta – lo stiamo attraversando, con la sua bonaccia e le sue marette. Forse quel ragazzo si trova in un momento di maretta, chissà… Come acqua che scorre, lasciamo scorrere via le sue parole e riprendiamo per Sarzana, altra città-crocevia, terra di contatto tra diverse storie e tradizioni. Ci rendiamo conto che oggi siamo partiti da una città-crocevia, per toccarne un’altra.

Ci sentiamo al centro delle cose che succedono, a noi e attorno a noi. Con i timori – molto umani – che spesso ci accompagnano, e la possibilità – individuale o di squadra – di scegliere se guardare avanti senza paura, o farci bloccare dalla paura.  Ci tornano alla mente i primissimi pellegrini che abbiamo incontrato stamani, e forse solo ora ci è pienamente chiaro il senso del nostro incontro: gli amici dell’Associazione Sintomi di Felicità ci hanno parlato del progetto che stanno portando avanti, un viaggio di 2400 chilometri a piedi da Lucca a Santiago per diffondere i loro “Sintomi di Felicità”, per raccontare la storia di Marco che, nonostante la sclerosi multipla, porta avanti il suo desiderio di vita attraverso la musica e il canto, per sensibilizzare su questo tema. Sulle t-shirt colorate di alcuni di loro troneggia un bel “Scelgo di essere felice, non di avere ragione”. Sulle nostre t-shirt simboliche, oggi domina la scritta “Scelgo di andare avanti, non di avere paura”.

E la nostra scelta-desiderio ci porta infine a Pontremoli, dove si conclude la prima tappa. Le gambe un po’ stanche, ma i cuori ri-a(ni)mati, dalle suggestioni del paesaggio, degli incontri, dei desideri ascoltati, e di tutto quel che ci aspetta da qui in avanti.Ci vediamo su strada alla seconda tappa del 21-22 luglio, e nel mentre, su questo Blog!

I Wish Hunters – i cacciatori di desideri

 

IoVoglioTour 2018: i colori e i desideri della prima tappa

Chiudete gli occhi e immaginate un verde brillante che si schiude tra di voi, ovunque attorno. Una strada sterrata che sa di echi lontani. Ora riaprite forte gli occhi e quel verde è lì, davanti  e intorno a voi. Scendete dalla bici e lo potete toccare con mano, annusare tutto come si fa con una rosa. È un verde-profumo avvolgente, come un cuscino caldo che vi culla prima del sonno. Ma noi siamo ben svegli invece, dall’alba in sella alle nostre bici elettriche che sfrecciano felici lungo il percorso della nostra prima tappa, partenza Lucca, arrivo Avenza (Massa Carrara). Quando sono arrivate le bici, il giorno prima della partenza, abbiamo provato l’emozione del bimbo che scarta il regalo di Natale atteso per 12 mesi. E dopo 12 mesi siamo ri-partiti pure noi, occhi accesi e gambe svelte, mani affondate sui manubri e via, ad immergerci nei desideri dei pellegrini incontrati per strada o di chi vive in questi luoghi. Nel cuore un grande grazie all’Associazione Via Francigena Toscana e Cammini, che sostiene e promuove questo progetto, assieme a Regione Toscana.

Ora chiudete un’altra volta gli occhi e immaginate il colore del sole, riapriteli e vi ritrovate circondati da tanto giallo-fieno, secco solo in superficie. Perché sotto, che preme, c’è il colore e sapore della natura che sta per rinascere. E noi con lei, ci sentiamo ri-nascere,riscaldati dal giallo-fieno-terra, come tanti semini da proteggere e far crescere. Come i semini di trifoglio che iniziamo a spargere tra la gente, siamo qui a ri-nascere tra la natura, a ri-farci umani assieme al verde degli alberi che affianchiamo, assieme al giallo dei campi che simbolicamente ariamo con le tracce del nostro passaggio. Ci sentiamo parte di questa terra e del Serchio, il fiume che la traversa. Ci tornano in mente ricordi di scuola, Ungaretti che cantava il Serchio come uno dei fiumi della sua vita ne “I fiumi”, e noi ora a cantarlo come il fiume che ci fa compagnia in questo tratto di viaggio.

E così come è giallo il campo di grano mietuto, così è giallo il colore dei desideri-stella che stiamo cacciando. Il colore di ogni desiderio poi, si fa “altro”, a seconda di chi incrociamo. Per ogni persona un desiderio, per ogni desiderio una sfumatura di colore diversa, originale e unica. Dunque dopo il verde e il giallo siamo pronti per tuffarci nel “colore-desiderio”di chi incontriamo: il primo sa di nubi scure, parla di malattia, ma appena lo ascoltiamo davvero, prende il colore del verde-speranza, perché Francesco, il primo pellegrino-desiderio, ci sorprende col suo “Io voglio ridefinire il concetto di malattia”. Si susseguono gli incontri e così anche i desideri: che colore potrà mai avere i il desiderio di un libraio, bianco-carta forse? Marco il bianco dei  suoi libri lo ha momentaneamente abbandonato e ora si trova in una zona di sosta grigia, in cerca di sé tra i colli lucchesi: “Io voglio (ri)trovare me stesso”. E chissà che da quel grigio, in mezzo ai colli verdi, non nascano nuovi colori… Federico invece è partito senza il minimo allenamento, ma con tanta voglia di fare e pedalare: ha lasciato Milano in direzione sud, ed insegue il suo desiderio – “Io voglio arrivare in Puglia!” – , che sa di giallo-sole-pugliese, con una media di 90 km al giorno. Delia e Lorenzo hanno nel cuore un ricordo, il motto della loro prof. delle superiori che li invitava e tendere l’arco del desiderio tra la gente, ed è così che ci accolgono e salutano, nell’ascoltare il nostro progetto.

È sera e siamo ad Avenza, dopo una prima tappa di 60 km. La Via Francigena ci ha ricevuti nel migliore dei modi, coi toni morbidi e solari di chi sa ospitare, in ogni momento, gli stessi toni di Gianni e Gina che ci hanno fatto vivere l’esperienza dell’accoglienza nella Casa del Pellegrino di Valpromaro. Prima di addormentarci ci risuona dentro il racconto curioso di un gruppo di giovani incontrati prima: “Non abbiamo seguito a pieno il percorso della via Francigena perché volevamo sentirci liberi di andare verso il nostro obiettivo – la città di Lucca – ma senza sapere precisamente da dove passare. E alla fine, fatalità, finivamo per ritrovarci sempre sulla via Francigena”.

Dunque la via Francigena che sa accogliere e rimanere, così come rimarremo noi sulle sue vie sterrate ancora per un po’, e di sicuro a lungo sulle vie virtuali di questo Blog: continuate a seguirci e a desiderare assieme a noi!!

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