Cristina mi confida che ama cambiarsi d’abito anche tre volte al giorno: “è un gioco per me, un po’ come fare teatro”, mi spiega con toni allegri, illuminando lo spazio attorno col suo sorriso e la sua energia trascinante.

“Sono nata bionda”, ribatte con fare cinematografico, il volto sollevato e divertito a schermirmi bonariamente, quando le chiedo se è bionda “sul serio”. Ecco a voi Cristina!

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Cristina fa l’insegnante di inglese in Brianza – ma è tanto altro. Entriamo subito in sintonia. Io mi apro fiduciosa, lascio fluire, lei ascolta e raccoglie, ricambia a sua volta. Capisci subito che Cristina è una donna forte e indipendente. Che ha avuto le sue sofferenze, ma non si è fermata, le ha lasciate dietro di sé, con serenità, accettando le svolte della vita. Capisci subito che Cristina ha un mondo bellissimo attorno a sé: un figlio iscritto a filosofia che fa l’istruttore di sci e scrive poesie, amiche e amici di tutte le età per un apericena o una gita in montagna. Una madre dai capelli rosa che da una foto sorride abbracciata al marito, con cui sta dal 1965. Un compagno che la ama teneramente senza invadere la sua porzione di vita autonoma – che per Cristina è importante, e coincide con la sua passione più grande: “Faccio teatro con Binario 7 da più o meno 10 anni.”

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Mi racconta come è iniziata, cosa le piace fare in particolare, mi invita alla loro performance di metà ottobre. È più accesa ora, un fiume in piena. Ma non travolge, è un fiume-carezza, scorre parallelo a me lasciandomi respirare. Respiro e ascolto, ho l’impressione di trovarmi davanti a una persona a cui non manca nulla. Le chiedo qual è il suo desiderio. Lei ci pensa su, poco, e condivide con dolcezza: “IoVoglio essere in armonia con ciò che mi circonda, in completo equilibrio fuori e dentro. Poi si fa spiritosa intonando le Spice Girls: “I’ll tell you what I want, what I really, really want”, per tornare seria: “IoVoglio avere un bilancio del dare e dell’avere alla pari”.

Perché Cristina dà – e molto. Al lavoro, al figlio, alle persone care. Trovarla, quell’armonia, spiega, “è il mio continuo sforzo e non sempre ci riesco, ma quando succede mi sento realizzata.” Incuriosita, le chiedo come fa: “è un continuo lavoro su me stessa”, confida, “trovare un equilibrio in quel che mi fa star bene. Per dirti, mi piace comprarmi vestiti, ma quando sento che è troppo e rischio di fare danni, non solo economici o logistici a me, ma anche ecologici al pianeta, allora mi fermo.” Lo stesso è avvenuto a scuola i primi anni: “davo moltissimo e mi sentivo sempre stanca. Per 3 anni ho tenuto laboratori di teatro con gli studenti. Poi ho sentito il bisogno di fermarmi, e tenere il teatro per me, fuori.” Cristina ha così trovato la sua “giusta misura”. È importante equilibrare le energie anche per sé – rifletto –, quel sé al di fuori del lavoro che ha altrettanto bisogno di nutrimento.

E Cristina nutre anche me con un’ultima osservazione: “per fare teatro, ci vuole il conflitto, di vario tipo, come ‘io voglio essere bionda invece sono mora’, o ‘io ti amo e tu no’”, chiarisce con foga. Ed io sorrido, pensando che proprio stando immersa nel conflitto teatrale, Cristina ha trovato la sua armonia.

Verusca

“Le anime che non siano teatro di conflitti sono scenari vuoti.” – Nicolás Gómez Dávila