C’è un pezzetto di verde accanto al cemento, e c’è la luce della sera che scende, su Piazza Tasso. E poi ci sono loro, su quel verde riscaldato di luce, un gruppo di giovani di varie età e storie, seduti in cerchio, guidati da Francesco che apre i lavori del laboratorio teatrale e di storytelling “IoVoglio raccontare una storia”, e Alessio che aggiunge commenti – e qualche intermezzo canoro.

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Ma cosa ci fanno, lì? Per una ventina di ore spalmate su un paio di mesi, sono esseri uniti da un progetto comune: mettere in scena Le Ragazze di San Frediano Live”, una rivisitazione de Le ragazze di San Frediano del fiorentino Vasco Pratolini, esattamente nel rione di San Frediano. Il tutto in collaborazione con Estate Fiorentina 2019 e l’associazione Costellazione dei Desideri.

Caterina si presenta con un gran sorriso e la chiacchiera facile, Maria si relaziona con meno spavalderia ma con un fondo di dolcezza che le sale dall’accento straniero. Chiediamo di definire l’esperienza di laboratorio teatrale che stanno vivendo: “divertente”,  esclamano, ma anche “imbarazzante”: “non è facile usare la voce, il corpo”. Barbera articola così il suo sentire: “è vedere e capire un luogo e con quello me stessa… far rivivere ciò che forse in qualche angolo ancora sopravvive… ricreare una realtà assieme respirando sudando immaginando e narrando”.

E dentro una narrazione ci siamo proprio, un racconto teatrale che vuole mescolare passato e presente, contaminarli con forme sceniche originali e giocose, pronte a coinvolgere la comunità odierna del quartiere, a recuperare storie preziose di un territorio che ci accomuna, e dentro quel territorio, chissà, forse ritrovare anche un po’ delle “nostre” storie odierne.

La ricerca è alla base di questo progetto teatrale, che ha visto gli ideatori raccogliere dati su chi popolava il quartiere “di là d’Arno” poco dopo la seconda guerra mondiale. Gente che rivive nelle impressioni dei partecipanti, che lì sull’erba condividono la loro passione per i personaggi-macchietta, come la mora, donna energica nonostante una gamba persa a 6 anni, che smerciava i famosi capirotti, frutta ammaccata, e pure pidocchi , procurati al maresciallo dei carabinieri, convinto che avrebbero fatto passare l’ittero alla moglie, così si diceva, ingerendoli su un’ostia di pane. La mora che, tutta vispa, aveva tranquillizzato il maresciallo, poiché i pidocchi provenivano “da un capo pulito della seggiolaia di via di Camaldoli”.

E in via di Camaldoli ci ritroviamo anche noi per davvero, quando ci si alza e si decide di percorrere il tragitto dello spettacolo itinerante. E tra una “pietra parlante” e l’altra sui muri della case a ricordarci che lì si trovavano rivendite di carni fresche, sbuchiamo in Via dell’Orto, proprio dove Emma, altro personaggio mitico, era solita bollire il brodo di trippa in enormi marmitte, facendo la gioia dei locali, che si vantavano di poter dire “sono stato allevato a brodo di trippa”. Il  nostro viaggio prosegue verso Piazza del Carmine, dove si parte a fare sul serio, con Alessio-Bob che mette in scena una conversazione con una delle sue “spasimanti”, a cui fa seguito la prova gioiosa di un coro partigiano.

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Ci siamo, nel passato, lungo strade proletarie povere di denaro ma ricche di umanità, dove i bambini potevano giocare al sicuro, dove i rifiuti erano beni da distribuire tra tutti. Come spiega Francesco, “non si tratta di ricostruire filologicamente il quartiere com’era, ma di dare la suggestione di quell’atmosfera umana, nelle relazioni tra le persone, molto più che nelle cose. Gli sfottò, le risse, i soprannomi, i canti, gli stornelli degli strilloni.” “Divertitevi”, esorta i presenti, “perché se ci divertiamo noi, si divertirà anche il pubblico”.

E il pubblico, ne siamo sicuri, sarà pronto a divertirsi – e a prendere parte attiva allo spettacolo! –, partendo da Piazza Tasso il 23, 24 e 25 luglio alle ore 19, assieme alle attrici e agli attori de “Le Ragazze di San Frediano Live”, e ai loro “conduttori” Alessio Martinoli, Francesco Gori e Iacopo Braca.

Venite a raccontarci la vostra storia!!

 Verusca

Grafica locandina a cura di Antonio Locicero