Talvolta incontro persone che non hanno desideri. O meglio: non sanno cosa desiderare, non si sono (mai?) poste la domanda. Da una parte, è un buon segno: forse queste persone sono felici così, appagate con quanto hanno già raggiunto. Dall’altra, mi chiedo come sia possibile non sentire la spinta verso qualcosa “in più” oltre lo stato in cui ci si trova, verso lo sconosciuto, l’inatteso, una qualche progettualità nuova, che possa dare forma e sapore insoliti a pratiche quotidiane note.

C’è una favola che mi viene in mente, “Il Castello della Strega Buggerona” (Enrico e Filippo Zoi, Favole per Irene, Sarnus 2018).

Cecilia aveva un unico desiderio, il giorno del suo compleanno: andarsene al mare con Oscar. Solo che arrivati al mare, si trovano davanti, sulla sabbia, qualcosa di decisamente inaspettato: un castello!

strega

Incuriositi, ci si intrufolano dentro, e si trovano immersi in tanta luce, e in una miriade di quadri. A un certo punto notano un quaderno in un angolo, con una poesia: “Che cosa ti piace, bambina? / Ascolta il tuo cuor, piccolina! / Se il desiderio scoprirai / anche l’uscita troverai”. Ad Oscar pare proprio una mossa da Strega Buggerona, quella birichina che si diverte a far scherzetti e indovinelli ai malcapitati. Ora Cecilia, per poter uscire, dovrà “individuare il suo desiderio più vero e profondo”. D’un tratto anche i quadri ci si mettono di mezzo, cadendo e lasciando posto a porte, che a loro volta si schiudono su altri quadri: Cecilia, “una volta indovinato il desiderio, avrebbe dovuto scegliere il quadro che lo rappresentava e da lì uscire.” Cecilia si mette a osservare quadro dopo quadro con attenzione, senza che avvenga nulla, fino a spazientirsi: “come era difficile indovinare i propri desideri!”.

desideri

Ma ecco che viene attratta da un quadro dal paesaggio marino: una spiaggia deserta e un mare in burrasca. Che sia la volta buona? Afferra la mano di Oscar e si tuffa dentro il quadro, attraversa “tempeste di sabbia e di fuoco, ponti sospesi nel vuoto”, sorvola “vallate di gnomi colorati e saltellanti, navigando su mari di lava”… fino a ritrovarsi fuori, nel tratto di mare esatto in cui era comparso il castello . Ma il castello non c’è più, sparito come in un sogno, e la sera i ragazzi raccontano ai propri cari di aver trascorso una bella giornata al mare. Perché quello era il (vero) desiderio di Cecilia.

Ci sono desideri e desideri – e vanno tutti bene. Sono un richiamo che parte dal nostro nocciolo interno, la nostra essenza più vera e profonda che si fa voce, e (ci) parla chiedendoci qualcosa. Come suggerisce Igor Sibaldi, che all’argomento ha dedicato spazio e riflessioni, i desideri sono vere e proprie guide in grado di mostrarci il percorso da intraprendere per realizzarci “pienamente” – realizzare il nostro potenziale nascosto. Sono segnali importanti, per divenire consapevoli della via da seguire per dar forma al tipo di vita che davvero vogliamo – con coraggio. Perché nel coraggio, sta la spinta al e del desiderio. Come Cecilia ha trovato il coraggio di tuffarsi dentro il quadro, superando mari in tempesta, ponti e vallate, per raggiungere il suo desiderio, sta a noi armarci della forza necessaria per lasciare la nostra “comfort zone” e affrontare i rischi del nuovo, dell’ignoto: non ne vale la pena, per vivere una vita davvero autentica? A ognuno di noi la propria risposta.

Illustrazione (Castello della Strega Buggerona) di Filippo Zoi

Verrà il giorno in cui vi mancherà una sola cosa, e non sarà l’oggetto del vostro desiderio, ma il desiderio. ~ Marcel Jouhandeau

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