Ha un volto sorridente e acceso dal sole, Jafer. Nel suo Paese, l’Iraq, di sole ce n’è parecchio, ogni giorno. E ogni giorno lui quel sole se lo vive sui piedi e sulla pelle, perché impiega 90 minuti per raggiungere la scuola, e altrettanti per tornare a casa.

blog4Per strada il sole è cocente e di acqua ce n’è poca. In Iraq non ci sono mai stata, ma mi sembra di esserci, con gli occhi e la mente, dopo aver visto 199 Little Heroes all’interno del Middle East Now, Festival Internazionale di cinema e cultura contemporanea sul Medio Oriente. Si tratta di una serie di mini documentari girati in tutto il mondo. Ritraggono bambini tra i 9 e i 12 anni in un momento particolare della loro giornata: il viaggio da casa a scuola. Il tragitto verso scuola è una esperienza comune per milioni di bambini, ovunque. Quel che cambia, è come avviene questa esperienza, con quali mezzi e in quali condizioni. Con gli occhi, nel docufilm seguiamo bambini in Paesi come il Sud Africa, la Germania, l’India, la Giordania, il Messico, la Grecia, e tramite i loro occhi osserviamo paesaggi naturali e urbani cambiare. E li ascoltiamo parlare, questi bambini, nella loro voce vera, nella loro lingua materna, sottotitolata in inglese per noi. Ci dischiudono sogni e speranze, progetti e paure – la guerra, il lavoro minorile, i problemi ambientali –, ma anche piccole gioie, come la bellezza della natura, l’importanza dell’amicizia. Tutti condividono un sogno, quello che il mondo diventi un posto migliore, più sicuro, felice.

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Che dette così, forse a noi adulti certe cose suonano un po’ ingenue, scontate. Ma quelli sono gli occhi dei bambini – non i nostri. Gli occhi di chi sente in maniera “pura”, genuina, gli occhi di chi è da poco sbocciato alla vita. Che però ne sa già anche troppo, di questa vita, perché alcune cose le vive su di sé (la guerra? La scarsità d’acqua?), ma non per questo smette di sperare. Ogni minuto dato a un bambino – e non soltanto – è utile per desiderare. Mi vengono in mente i bambini che questo weekend hanno animato Firenze all’interno del Festival Firenze dei bambini. Durante la passeggiata a tappe per la città Segui Leonardo, hanno alzato le loro voci in cori di desideri, per chiedere la loro città ideale:

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IoVoglio più amore, meno macchine e meno rifiuti”, “IoVoglio più musica, più verde e meno muri”, “IoVoglio vedere più stelle nel cielo”, “IoVoglio far rumore per un mondo migliore”: desideri in cammino per Firenze, ma che potrebbero camminare per qualsiasi altra città del mondo, forse anche quella di Jafer. Alla fine della suo, di cammino verso scuola, anche Jafer ci confessa i suoi desideri: “IoVoglio riuscire a finire la scuola”. Perché per chi deve compiere ogni giorno 90 minuti per andarci, non è così scontato arrivare alla fine del ciclo scolastico. E anche Jafer, come i bimbi di Firenze, pensa al suo Paese quando aggiunge “IoVoglio che il mio Paese diventi moderno”. Un “vero Paese moderno”, con mezzi pubblici e acqua a volontà, che forse Jafer ha visto alla TV. Sono desideri quasi “da grande”, questi del piccolo Jafer. E ancora un pensiero per la scuola, in grande: “IoVoglio che tutti i bambini vadano a scuola”. E il docufilm si chiude con un ultimo desiderio negli occhi accesi di Jafer: “IoVoglio vedere una partita del Real Madrid contro il Bayern Monaco”. Finalmente un desiderio da bambino. Grazie Jafer, grazie bambini di Firenze, grazie bambini del mondo.

Verusca

Ed è negli occhi del bimbo, nei suo occhi scuri e profondi, come notti in bianco, che nasce la luce. – Paul Éluard