Sono una donna elettrica. Ho dentro il corpo scosse di dolore che mi tengono sempre accesa. Sono diventata elettrica 4 anni fa dopo un intervento chirurgico, ma i dottori sostengono che ero elettrica già prima. Che fa parte di me, al pari degli occhi marrone scuro o del neo sul mento. Che forse è vero, perché non ricordo un attimo senza entusiasmo – una scossa elettrica, come la sento io – per andare avanti nella vita ed esplorare luoghi e situazioni, conoscere persone.

Da quando è arrivata l’elettricità dentro – sotto forma di un nervo piccolino e poco conosciuto che si è fatto iperacceso – sono iperaccesa pure io. Non che prima fossi spenta (12 case e 12 lavori negli ultimi 12 anni!). Quel che è arrivato, assieme al nervetto acceso, non è solo il dolore fisico, sotterraneo, intenso e improvviso, ma alcune consapevolezze. Che quando il nervo si risveglia e preme dentro facendomi perdere l’equilibrio, o mi fa formicolare i piedi rendendomi difficile camminare, in realtà mi consiglia di fermarmi un attimo a riposare, a contatto con la terra, respirare assieme a lei. Farmi radice.

terra

Quando il nervetto mi crea confusione tanto da farmi perdere l’orientamento in strade che conosco bene, in realtà mi sta facendo perdere fuori, per farmi (ri)trovare dentro. Mi ricorda che anche dentro ha bisogno di cura, di trovarsi, trovare uno spazio che sia nido. Che quello spazio lo vuole, il mio nervetto, fatto di silenzio, un silenzio pieno delle cose che ho visto e vissuto. Un posto dove mettere ordine in tutto quel che mi fa essere quel che sono oggi, una donna elettrica con un nervo dentro che produce tanta energia, una donna che quell’energia ama metterla a servizio degli altri, del mondo, per sostenerlo, in un certo senso, nella sua sopravvivenza, per far sì che rimanga aperto e dinamico, pronto a conoscere, alimentarsi di forza nuova, di bellezza. Un mondo che si metta a riposo quando serve, nel buio della notte, ma quando si accende, lo faccia con gioia e coscienza, con nuovo desiderio, perché il desiderio, alla fine, è sorgente di vita. E il mio desiderio, sorrido, ha consistenza di energia elettrica e forma di nervetto. È proprio quel nervo che mi spinge a desiderare, ogni giorno. È la mia benzina. Ripenso a un’altra donna elettrica, a modo suo, che di benzina ne ha molta.

bulb-1866448_1280

Rachel è arrivata una sera di luglio 2018 come un’ondata imprevista di scirocco in un giorno d’autunno. Mi ha sorriso dalle scale, due valigie grandi quanto lei: “Hola Verusca, que tal?”, con uno sguardo spagnolo di sole a inondare l’ingresso. È stata mia ospite per 3 settimane, frequentando una scuola per imparare l’italiano. Fare amicizia e trovarsi bene è stato questione di poco, anche per via del suo desiderio, confessato subito senza esitazione: “IoVoglio stare in compagnia. Conoscere persone e ridere, tornare a stare bene”. Rachel mi ha confidato la fine di una storia d’amore importante, la solitudine, il desiderio di socialità. L’ho vista poco, quelle 3 settimane. Dopo un solo giorno aveva fatto amicizia con i compagni di corso e stava sempre con loro. La ricordo rientrare una sera zoppicando: un signore un po’ massiccio le aveva pestato per sbaglio l’unghia del piede. Uno scherzetto come quelli del mio nervo, colpire i piedi.. ma nessuna rabbia nel racconto di Rachel, che non si è fermata neppure dopo la fasciatura con scarpa ortopedica. “Non posso saltare le lezioni”, mi salutava allegra e zoppicante al mattino. “Non posso saltare l’aperitivo”, mi salutava allegra e zoppicante la sera. Mai una smorfia di dolore, un lamento. Solo sorrisi di sole, e un’energia, dentro, pari a quella del mio nervetto. Rachel ha lasciato Firenze con poco italiano ma molti amici che volevano restare in contatto con lei. La città ha goduto della sua energia prorompente per 3 intere settimane. Alla fine, forse, non tutti i nervi accesi o le unghie pestate vengon per nuocere. Ben vengano le donne elettriche che, con la loro energia dentro, contribuiscono a tenere acceso il mondo.

Verusca

Le donne non sono mai così forti come quando si armano della loro debolezza. ~ Marie de Vichy

Illustrazione di Valentina D’Andrea