Dentro al locale c’è un juke-box multi-colore molto vintage che occhieggia da un angolo: lo noto subito, profuma di Happy Days, Fonzie e i fratelli Cunningham, le ore da bambina davanti alla TV prima di cena, la mamma che chiama “È pronto!” e la fatica a schiodarsi dal divano.

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Invece ora sono qui a Edimburgo, parecchi anni e parecchie esplorazioni dopo, dentro questo locale scovato per caso, seduta a un tavolino rosso-plastica che fa molto Stati Uniti e pancakes sciropposi. Sono finita in questo locale scozzese, circondata da litri di ketchup e qualche giovane del luogo pronto ad affrontare birre giganti con lo sguardo piuttosto gaudente. Mi capitano cose belle, e “fortunate”, da sempre e senza troppo cercarle, nelle mie esplorazioni: ad esempio avevo una gran voglia di zuppa stasera per cena, così mi sono sfilata dalla High Street, – arteria centrale ricolma di negozi e ristoranti piuttosto turistici – e gli occhi hanno puntato a distanza un cartello con scritta nero su bianco, attraente il tanto che basta: “The City Café. Food served”.

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Esattamente quello di cui avevo bisogno: un locale laterale poco battuto dai turisti, cibo caldo, un’atmosfera distesa.

Mi considero un’esploratrice: mi diverto a esplorare ciò che mi sta attorno, sempre alla ricerca di. Non so bene cosa, so che sono curiosa. Mi piace ficcarci il naso, nelle cose, con pro-rompenza: come mi ha fatto notare una volta Alessandro, ho una personalità pro-rompente, “pro”, che manda avanti e spezza, rompo e scardino situazioni tramite questo movimento di gettarmi in avanti nella vita, come se fossi una rolling stone – in un ciclo esplorativo senza sosta.

Il mio istinto esploratore oggi mi ha fatto lasciare il resto del gruppo e andarmene in giro per conto mio nelle 3 ore di tempo libero. Tutti desiderosi di correre a fare shopping no-stop, e il mio istinto invece che mi suggeriva di rallentare un po’. L’istinto mi fa: “Verusca, cosa hai voglia di fare, davvero?”, e il mio Sé più autentico risponde: “Iovoglio starmene seduta in un bar a leggere, e poi andarmene a mangiare una zuppa calda ”.

Di bar pullula la città, mi rinchiudo in una caffetteria dotata di soffici divanetti, cappuccino schiumoso come dose di coccola giornaliera, e tanta voglia di tuffarmi nel mio libro, un romanzo molto divertente di un autore scozzese, che contiene tante micro-storie di buffi personaggi che vivono nella stessa via a Edimburgo e lentamente finiscono per incrociarsi. Così ora che mi ritrovo proprio nella loro città, sento ancora più forte il desiderio di leggermi qualche capitolo: io e i personaggi assieme dentro la stessa città. L’istinto mi sta facendo bene, mi sento cullare in questa pausa che mi sono concessa a esplorare la città in maniera “diversa”: tramite le pagine di un libro.

Quel che segue dopo è un giro “vero” per la città, a esplorarla con gli occhi e i piedi: finisco appunto a “The City Café” che è quel che cercavo, che mi serve una zuppa calda al sapore di cumino accompagnata da pane tiepido. Sto bene. Sono grata al mio istinto – e a me che lo seguo! – che mi sta donando questo benessere così prezioso per me ora. Non ho tempo per esplorare il locale come vorrei, le cameriere sono cortesi e sorridenti, sento che avrebbero due parole da scambiare, sento che i giovani seduti accanto avrebbero storie da raccontare, di sicuro desideri. Ma è ora di tornare dal resto del gruppo, con una convinzione bella e pulita, sana: “Iovoglio esplorare la vita seguendo l’istinto”, che mi porta sempre dentro quel che davvero voglio.

Verusca

 

 

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