Vittoria mi dice che le toccherà lavorare in conceria. La guardo con fare interrogativo così lei mi spiega che i genitori possiedono una conceria in un paesino del nord-est (“Nel nostro paese ci sono solo concerie, Prof.!”). Per farle fare la cosiddetta “gavetta”, i genitori hanno pensato di mandarla a lavorare come operaia in azienda per un periodo durante l’estate. “Così imparo cosa vuol dire lavorare”. Vittoria non ha ancora 15 anni e un solo desiderio: “Iovoglio diventare avvocato”. La mamma avrebbe preferito medico ma dovrà accontentarsi di una figlia avvocato. In realtà entrambi i genitori sono preoccupati: vorrebbero che lei portasse avanti l’attività di famiglia, essendo figlia unica, ma lei proprio non ci pensa. Mentre le parlo ogni tanto si perde, scambia occhiate con Alice e MariaGiulia, le amiche fidate. Parlottano tra loro e fanno a gara a chi è più grassa, io le sento e spalanco gli occhi, e loro a insistere  “Guardi che cosciotti, Prof.!”. Sono donne in crescita, ma loro vedono solo i difetti, piccole donne già critiche – verso sé stesse, e il mondo. Puntigliose. Però decise: “Iovoglio viaggiare” aggiunge Vittoria, e ci tiene a spiegarmi: “Perché i miei non mi lasciano tanto, vorrei andare in Africa, in India, fare un safari”. Le chiedo come pensa di realizzare il suo desiderio, e la sua risposta è emblematica: “Diventando maggiorenne, così i miei non mi rompono più”. Continuo la mia intervista sui desideri. Alice no, il suo desiderio non ce l’ha pronto. È mezza addormentata sul divanetto prima della lezione (ieri però in gita a Glasgow un certo desiderio me l’ha detto, in un sonoro “Iovoglio dormire!” – di tutto rispetto,visti i ritmi intensi qui in vacanza-studio). Alice che non mi dice il suo desiderio mi fa canticchiare dentro la Mannoia in “Quello che le donne non dicono”. L’aspetterò. Chi invece ha zero problemi a raccontarsi è MariaGiulia, 15enne sicura di sé: “Iovoglio imparare a parlare bene le lingue straniere. Iovoglio imparare a suonare la chitarra elettrica e l’ukulele. Iovoglio fare la pediatra perché mi piacciono i bambini, però non li sopporto tanto, cioè non riuscirei a fare la maestra perché non ho pazienza, però vorrei curarli”. Le contraddizioni dell’adolescenza?!  Appena sente la parola “bambini”, pure Chiara, che di anni ne ha 11, si accende: “Iovoglio fare la maestra perché mi piacciono i bambini”. Chiara condivide anche il desiderio di Vittoria, aggiungendo “Iovoglio girare il mondo”.

Il viaggio, la scoperta in solitaria (senza genitori!) del mondo, la realizzazione-cura di sé (imparare le lingue, uno strumento musicale) o la cura degli altri (i bambini): sono i desideri di queste piccole donne. Sono desideri concreti, fattibili, che riguardano il loro futuro, soprattutto professionale. Perché di tempo, davanti, ce n’è ancora tanto. Sono i desideri dei giovani in formazione, circondati da una società (iper)efficiente che ricorda loro che è bene pensare al futuro, a quale ruolo ricoprire nella catena produttiva. “Cosa vuoi fare da grande?” è una domanda che tutti ci siamo sentiti ripetere fino allo sfinimento. Io da piccola rispondevo “La fioraia” perché adoravo i colori dei fiori. Ritorna Alice: ha gli occhi assonnati e non mi stupisce. Con lei ho un rapporto speciale, sarà che è dal primo giorno che ne combina una: una congiuntivite prima, il portafogli perso poi, cose così. Però ha una vitalità travolgente “Prof,. sono del Leone!!”, esclama ridendo con la bocca e gli occhi. Alice nel paese delle meraviglie, curiosa e distratta, su un pianeta parallelo. Alice non è pronta nemmeno stasera in cui le chiedo per la terza volta il suo desiderio, abbassa lo sguardo e farfuglia “Non lo so”. Alice delle meraviglie, io ti aspetto, quando sarai pronta a dirmelo, quel desiderio nascosto che tieni dentro, che forse – per ora – ha a che fare con quel fisico di cui ti lamenti in continuazione – “Un’anima sottile dentro un corpo da muratore, me lo dice sempre la mamma, Prof.”- , io ti aspetto di là della tana, assieme al coniglio, e al tuo desiderio.

Verusca

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