C’è una farfalla che si posa sul manubrio di Silvano. A vederla poggiata sulla plastica nera sembra un fotomontaggio, e da lì si sposta e si mette a volare in mezzo a noi. Non ricordiamo più l’ultima volta in cui una farfalla ci è venuta così vicino. Eravamo bambini? Di sicuro, eravamo leggeri. Di quella leggerezza buona, che ha il sapore della vaniglia dentro la torta, un tocco di dolcezza lieve. E lievi ci sentiamo anche noi oggi, siamo partiti da Firenze, col treno e le bici, direzione Monteriggioni. La giornata inizia bene, siamo circondati dal bel paesaggio della campagna senese, distese aperte bruciacchiate dal sole e zone più albereggiate e verdi, e questa lievità che ci sentiamo addosso, come farfalle, ci fa volare leggeri verso i primi pellegrini che incrociamo per strada, Andrea e Michele, cosiddetti “cervelli in fuga”. Lavorano a Parigi nel campo del sociale, ricercano nuove modalità di benessere verso la persona. “Iovoglio fare in modo che non ci si senta costretti ad andarsene dalla propria terra per realizzare i propri desideri” – confida uno dei due. Il loro desiderio è di ripopolare i paesini-fantasma, tornare a valorizzare i piccoli paesi oltre alle grandi città. Queste parole ci ricordano i discorsi dell’imprenditore Olivetti che a suo tempo già sognava una “città dell’uomo”, una comunità fortemente radicata nel territorio. Ritorna con questi due giovani il valore del territorio, con le sue piccole – ma grandi – bellezze, con le farfalle e le api che ci volano dentro. E il territorio porta con sé desiderio di lentezza, ritmi distesi e “umani”.

E alla ricerca di altra umanità, ci si para davanti un ragazzo che accetta subito di dirci il suo desiderio. Ma alla richiesta di esprimersi con “Io voglio” si interrompe, ci spiega che usare “voglio” non sta bene, meglio un “vorrei” o “mi piacerebbe”. Accetta di provarci, ma si blocca ancora. Dopo 3-4 minuti di silenzio se ne va senza dirci nulla. Nella “certezza” dell’“Io voglio”, non è più riuscito a desiderare. Siamo silenziosi anche noi, ma accogliamo il silenzio, con la consapevolezza del valore di quel che stiamo facendo, questo tentativo di “riavvicinare” i cuori ai desideri, non come forme di sogni irraggiungibili, ma come realtà in potenza che dipendono dalla nostra volontà. Convinti che della volontà – di un “Io voglio” – non c’è d’aver paura, è tesa a un nostro desiderio, dunque a renderci individui realizzati, in armonia con noi stessi. La giornata è un’altalena tra intensità e leggerezza. Leggeri ci sentiamo davanti a un laghetto a Colle di Val D’Elsa, una fonte d’acqua naturale rinchiusa tra i boschi, ci tuffiamo e ci rigeneriamo ai 17 gradi dell’acqua, accanto a noi una signora ci racconta che ogni giorno viene a rinfrescarsi lì anche un famoso fantino. E la signora a raccontarcene di cotte e di crude, col fantino che d’un tratto ci si materializza lì davanti, e la signora che subisce una trasformazione mettendosi a lodarlo a più non posso. Ci scappa un sorriso – è una scenetta lieve, che non fa male a nessuno. Chi invece si fa male, è una persona cara che chiama d’improvviso: ha avuto un piccolo incidente sulle strisce pedonali, solo una botta e tanta paura, ci rassicura, ma non siamo sereni, così decidiamo di rientrare a Firenze con un treno da Poggibonsi.

Sul treno ancora un incontro che ci parla di lentezza: Giuseppe il capotreno ci racconta di essere il fondatore di una Fondazione per le vittime della strada, e che troppo spesso gli incidenti mortali sono causati dall’alta velocità. Appena andrà in pensione conta di trasferirsi a Lisbona, e da lì muoversi agilmente su New York per seguire vari progetti sulla mobilità. È un accanito sostenitore dell’uso della bici, che vuole sponsorizzare, e per questo ha in programma un percorso misto piedi-bici il prossimo anno a Santiago. “Noi siamo fatti per correre. Correre è importante, ci serve per scappare dai pericoli, o per raggiungere un obiettivo. La velocità è qualcosa che è difficile da sradicare dalle nostre vite.” – ragiona assieme a noi Giuseppe. “Se anche all’auto preferisci la bici, il caschetto non ti salva in caso di incidente, se vai veloce.” “Bisogna risolvere il problema della velocità prima di tutto”. Giuseppe si occupa di vittime della strada – e noi stiamo andando da una persona che è stata vittima della strada oggi. Questo ci ricorda che siamo dentro un flusso continuo, che la vita scorre come fluido tra un’esperienza e un’altra. Allora ci auguriamo di scorrere lenti, in questo flusso, col tocco leggero di una farfalla, come volando, assaporando la vita nei suoi ritmi più calmi. E nel ritmo disteso della vita, saper accettare il silenzio di chi non è ancora pronto al desiderio – ma prima o poi lo sarà.

I Wish Hunters – i cacciatori di desideri

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