La prima cosa che ci hanno detto appena arrivati a Napoli suonava più o meno così: “attenti, ché qui vi asfaltano”. Zero biciclette, eravamo noi i pirati della strada. Ci siamo fatti rispettare.

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Il lungomare ci ha accolti con la sua brezza, la città – semideserta fino alle 18 – si è rianimata dopo la siesta e ci ha abbracciato in un vortice di colori, risate, ospitalità. Una bella atmosfera, in cui ci siamo calati subito, appendendo con orgoglio le nostre magliette al filo fuori dalla finestra della casa che ci ospitava per la notte.

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Il giorno dopo lo sbarco a Ischia, un mondo di contrasti: vegetazione da isola dei tropici, traffico e clacson che sembra di stare al centro di Napoli. Un giro dell’isola sulle due ruote, tra salite, discese, panorami mozzafiato, santini e madonne in ogni angolo, fino al tramonto sul mare. All’imbrunire il bagno nudi alle terme e una birra ghiacciata.

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Ischia è una piccola Napoli, come ci siamo accorti al ristorante: musica, balli, bambini che corrono ridendo, il calore e l’allegria isolana, una ragazza dai seni prorompenti che allatta suo figlio tra una cozza e l’altra. Usciti dal ristorante, pieni di canzoni e di buon cibo, ci siamo fatti una lunga passeggiata per le viuzze del paese, imbattendoci in un altro gruppo di ragazzi del luogo. L’incontro non poteva che finire con un match di calcio, improvvisato sul sagrato della Chiesa di Santa Maria di Loreto. Morale della favola: Fiorentina batte Napoli 8 a 7 ai calci di rigore.

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Al mattino il ritorno sulla terra ferma, con un temporale estivo di quelli che spiazzano i vacanzieri e fanno imprecare le ragazze (in napoletano, naturalmente) per la messa in piega rovinata. Ci rimettiamo sui pedali in direzione Basilicata. Sali e scendi per le coste impervie, tra montagne rocciose a picco sul mare che ti fanno sentire piccolo piccolo. Fino a sera.

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Abbiamo passato una notte sulle montagne sopra Maratea. Qualche ora di pace e di relax senza nessun segnale dal cellulare, solo il rumore dei campanacci e delle pecore. Un luogo intenso, profondo e malinconico come le canzoni di Mia Martini. E non finisce mica il cielo.

Fino a poco tempo fa non c’era strada per arrivare fin qui e quindi sono tutti cugini tra loro. Con quel che ne consegue. I gatti vivono nella natura e sono un terzo di quelli che stanziano pasciuti negli appartamenti di città.

Un luogo da farti venir voglia di restare e perdertici e al tempo stesso di scappare il prima possibile, ripartire subito verso la meta. La nostra meta, Palermo.
Stiamo arrivando.

 

 

 

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