L’affetto ha un tocco delicato. Solo che quando sei stato abituato per tanto tempo agli schiaffi devi riprendere le misure anche con qualcuno che la guancia semplicemente te la sfiora.

L’affetto ti abbraccia dolcemente. Quando meno te lo aspetti arriva alle tue spalle e te le cinge con rispetto, per capire quanto puoi sopportarlo. Poi stringe, ma gradualmente, senza fretta e senza soffocare lasciandoti l’agio necessario per iniziare a percepire il mondo con qualcuno che ti sorregge e, appunto, ti abbraccia.

L’affetto è quella cosa che vedi e che senti, anche se non ha corpo e non ha voce. Eppure è ingombrante, così tanto che vorresti allargare le stanze in cui lo fai albergare per farne entrare sempre di più. E fa anche tanto casino, così tanto che inizi a farlo con lui, felice di urlare, cantare, piangere, gioire.

L’affetto dà luce e toglie orgoglio. A chi dice che l’orgoglio serve per andare avanti, l’affetto dice che nel buio non vedi dove metti i piedi e la luce, prima o poi, serve sempre. A chi dice che devi importi per quello che sei, con forza e determinazione, l’affetto dice che non è certo la dolcezza a togliertela, la forza. O la determinazione. Ma che te ne dà di più.

L’affetto insegna più del silenzio, più delle parole, più delle strategie, più delle prese di posizione.

#iovoglio riabituarmi al tocco delicato dell’affetto, dato e ricevuto.

 

Raffaella

 

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