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IoVoglioTour

Piccole donne vogliono: desideri adolescenti in viaggio

Vittoria mi dice che le toccherà lavorare in conceria. La guardo con fare interrogativo così lei mi spiega che i genitori possiedono una conceria in un paesino del nord-est (“Nel nostro paese ci sono solo concerie, Prof.!”). Per farle fare la cosiddetta “gavetta”, i genitori hanno pensato di mandarla a lavorare come operaia in azienda per un periodo durante l’estate. “Così imparo cosa vuol dire lavorare”. Vittoria non ha ancora 15 anni e un solo desiderio: “Iovoglio diventare avvocato”. La mamma avrebbe preferito medico ma dovrà accontentarsi di una figlia avvocato. In realtà entrambi i genitori sono preoccupati: vorrebbero che lei portasse avanti l’attività di famiglia, essendo figlia unica, ma lei proprio non ci pensa. Mentre le parlo ogni tanto si perde, scambia occhiate con Alice e MariaGiulia, le amiche fidate. Parlottano tra loro e fanno a gara a chi è più grassa, io le sento e spalanco gli occhi, e loro a insistere  “Guardi che cosciotti, Prof.!”. Sono donne in crescita, ma loro vedono solo i difetti, piccole donne già critiche – verso sé stesse, e il mondo. Puntigliose. Però decise: “Iovoglio viaggiare” aggiunge Vittoria, e ci tiene a spiegarmi: “Perché i miei non mi lasciano tanto, vorrei andare in Africa, in India, fare un safari”. Le chiedo come pensa di realizzare il suo desiderio, e la sua risposta è emblematica: “Diventando maggiorenne, così i miei non mi rompono più”. Continuo la mia intervista sui desideri. Alice no, il suo desiderio non ce l’ha pronto. È mezza addormentata sul divanetto prima della lezione (ieri però in gita a Glasgow un certo desiderio me l’ha detto, in un sonoro “Iovoglio dormire!” – di tutto rispetto,visti i ritmi intensi qui in vacanza-studio). Alice che non mi dice il suo desiderio mi fa canticchiare dentro la Mannoia in “Quello che le donne non dicono”. L’aspetterò. Chi invece ha zero problemi a raccontarsi è MariaGiulia, 15enne sicura di sé: “Iovoglio imparare a parlare bene le lingue straniere. Iovoglio imparare a suonare la chitarra elettrica e l’ukulele. Iovoglio fare la pediatra perché mi piacciono i bambini, però non li sopporto tanto, cioè non riuscirei a fare la maestra perché non ho pazienza, però vorrei curarli”. Le contraddizioni dell’adolescenza?!  Appena sente la parola “bambini”, pure Chiara, che di anni ne ha 11, si accende: “Iovoglio fare la maestra perché mi piacciono i bambini”. Chiara condivide anche il desiderio di Vittoria, aggiungendo “Iovoglio girare il mondo”.

Il viaggio, la scoperta in solitaria (senza genitori!) del mondo, la realizzazione-cura di sé (imparare le lingue, uno strumento musicale) o la cura degli altri (i bambini): sono i desideri di queste piccole donne. Sono desideri concreti, fattibili, che riguardano il loro futuro, soprattutto professionale. Perché di tempo, davanti, ce n’è ancora tanto. Sono i desideri dei giovani in formazione, circondati da una società (iper)efficiente che ricorda loro che è bene pensare al futuro, a quale ruolo ricoprire nella catena produttiva. “Cosa vuoi fare da grande?” è una domanda che tutti ci siamo sentiti ripetere fino allo sfinimento. Io da piccola rispondevo “La fioraia” perché adoravo i colori dei fiori. Ritorna Alice: ha gli occhi assonnati e non mi stupisce. Con lei ho un rapporto speciale, sarà che è dal primo giorno che ne combina una: una congiuntivite prima, il portafogli perso poi, cose così. Però ha una vitalità travolgente “Prof,. sono del Leone!!”, esclama ridendo con la bocca e gli occhi. Alice nel paese delle meraviglie, curiosa e distratta, su un pianeta parallelo. Alice non è pronta nemmeno stasera in cui le chiedo per la terza volta il suo desiderio, abbassa lo sguardo e farfuglia “Non lo so”. Alice delle meraviglie, io ti aspetto, quando sarai pronta a dirmelo, quel desiderio nascosto che tieni dentro, che forse – per ora – ha a che fare con quel fisico di cui ti lamenti in continuazione – “Un’anima sottile dentro un corpo da muratore, me lo dice sempre la mamma, Prof.”- , io ti aspetto di là della tana, assieme al coniglio, e al tuo desiderio.

Verusca

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Desideri a volo di farfalla: tra silenzio e lentezza nella campagna senese

C’è una farfalla che si posa sul manubrio di Silvano. A vederla poggiata sulla plastica nera sembra un fotomontaggio, e da lì si sposta e si mette a volare in mezzo a noi. Non ricordiamo più l’ultima volta in cui una farfalla ci è venuta così vicino. Eravamo bambini? Di sicuro, eravamo leggeri. Di quella leggerezza buona, che ha il sapore della vaniglia dentro la torta, un tocco di dolcezza lieve. E lievi ci sentiamo anche noi oggi, siamo partiti da Firenze, col treno e le bici, direzione Monteriggioni. La giornata inizia bene, siamo circondati dal bel paesaggio della campagna senese, distese aperte bruciacchiate dal sole e zone più albereggiate e verdi, e questa lievità che ci sentiamo addosso, come farfalle, ci fa volare leggeri verso i primi pellegrini che incrociamo per strada, Andrea e Michele, cosiddetti “cervelli in fuga”. Lavorano a Parigi nel campo del sociale, ricercano nuove modalità di benessere verso la persona. “Iovoglio fare in modo che non ci si senta costretti ad andarsene dalla propria terra per realizzare i propri desideri” – confida uno dei due. Il loro desiderio è di ripopolare i paesini-fantasma, tornare a valorizzare i piccoli paesi oltre alle grandi città. Queste parole ci ricordano i discorsi dell’imprenditore Olivetti che a suo tempo già sognava una “città dell’uomo”, una comunità fortemente radicata nel territorio. Ritorna con questi due giovani il valore del territorio, con le sue piccole – ma grandi – bellezze, con le farfalle e le api che ci volano dentro. E il territorio porta con sé desiderio di lentezza, ritmi distesi e “umani”.

E alla ricerca di altra umanità, ci si para davanti un ragazzo che accetta subito di dirci il suo desiderio. Ma alla richiesta di esprimersi con “Io voglio” si interrompe, ci spiega che usare “voglio” non sta bene, meglio un “vorrei” o “mi piacerebbe”. Accetta di provarci, ma si blocca ancora. Dopo 3-4 minuti di silenzio se ne va senza dirci nulla. Nella “certezza” dell’“Io voglio”, non è più riuscito a desiderare. Siamo silenziosi anche noi, ma accogliamo il silenzio, con la consapevolezza del valore di quel che stiamo facendo, questo tentativo di “riavvicinare” i cuori ai desideri, non come forme di sogni irraggiungibili, ma come realtà in potenza che dipendono dalla nostra volontà. Convinti che della volontà – di un “Io voglio” – non c’è d’aver paura, è tesa a un nostro desiderio, dunque a renderci individui realizzati, in armonia con noi stessi. La giornata è un’altalena tra intensità e leggerezza. Leggeri ci sentiamo davanti a un laghetto a Colle di Val D’Elsa, una fonte d’acqua naturale rinchiusa tra i boschi, ci tuffiamo e ci rigeneriamo ai 17 gradi dell’acqua, accanto a noi una signora ci racconta che ogni giorno viene a rinfrescarsi lì anche un famoso fantino. E la signora a raccontarcene di cotte e di crude, col fantino che d’un tratto ci si materializza lì davanti, e la signora che subisce una trasformazione mettendosi a lodarlo a più non posso. Ci scappa un sorriso – è una scenetta lieve, che non fa male a nessuno. Chi invece si fa male, è una persona cara che chiama d’improvviso: ha avuto un piccolo incidente sulle strisce pedonali, solo una botta e tanta paura, ci rassicura, ma non siamo sereni, così decidiamo di rientrare a Firenze con un treno da Poggibonsi.

Sul treno ancora un incontro che ci parla di lentezza: Giuseppe il capotreno ci racconta di essere il fondatore di una Fondazione per le vittime della strada, e che troppo spesso gli incidenti mortali sono causati dall’alta velocità. Appena andrà in pensione conta di trasferirsi a Lisbona, e da lì muoversi agilmente su New York per seguire vari progetti sulla mobilità. È un accanito sostenitore dell’uso della bici, che vuole sponsorizzare, e per questo ha in programma un percorso misto piedi-bici il prossimo anno a Santiago. “Noi siamo fatti per correre. Correre è importante, ci serve per scappare dai pericoli, o per raggiungere un obiettivo. La velocità è qualcosa che è difficile da sradicare dalle nostre vite.” – ragiona assieme a noi Giuseppe. “Se anche all’auto preferisci la bici, il caschetto non ti salva in caso di incidente, se vai veloce.” “Bisogna risolvere il problema della velocità prima di tutto”. Giuseppe si occupa di vittime della strada – e noi stiamo andando da una persona che è stata vittima della strada oggi. Questo ci ricorda che siamo dentro un flusso continuo, che la vita scorre come fluido tra un’esperienza e un’altra. Allora ci auguriamo di scorrere lenti, in questo flusso, col tocco leggero di una farfalla, come volando, assaporando la vita nei suoi ritmi più calmi. E nel ritmo disteso della vita, saper accettare il silenzio di chi non è ancora pronto al desiderio – ma prima o poi lo sarà.

I Wish Hunters – i cacciatori di desideri

Aperitivo dei desideri tra gli alberi e il cielo: insieme si sta meglio

 Siamo in alto a pochi passi dal cielo, qui sulle Terrazze Michelangelo, luogo scelto per un nuovo Aperitivo della Costellazione dei Desideri, in un momento di pausa tra una tappa e l’altra dell’IoVoglioTour 2018 . Sopra la testa tanto blu, e attorno al corpo tanto verde: fronde di alberi a circondare la terrazza, albero dopo albero si forma un cerchio e dentro questo cerchio-terrazza stasera siamo in tanti a riunirci, in un abbraccio ideale, in una specie di “Sogno, un piccolo spazio onirico protetto”, lo definisce Ruggero a inizio serata, come quello nato tra lui e i pellegrini durante l’ultima tappa dell’IoVoglioTour. È uno spazio protetto che si fa nostro per qualche ora, permettendoci di fermarci e distenderci, uscire dalle lontananze e stare insieme, circondarci di nuove storie, nuovi desideri.

All’ingresso Iacopo accoglie gli ospiti con una stella-desiderio, metà stella per l’esattezza, di carta, e colorata. All’ingresso notiamo anche una ragazza sorridente che non conosciamo: ci racconta che sta vicino a Pontassieve, ma è nata in Florida, e poi cresciuta e vissuta in Michigan. “Dal sole alla neve”, scherza Brittany, Brì per gli amici, con quel fare allegro che la contraddistingue. E con lei prendono il via i desideri – quelli avverati intanto. Brì voleva fare il lavoro per cui si è formata nel suo Paese, e dopo quasi 2 anni di vita italiana ce l’ha fatta, ora fa la massaggiatrice. Accanto a lei Sophie, sguardo sicuro e cristallino, viene dall’Olanda e di Firenze che ama ne ha assunto pure le sfumature della lingua quando ci racconta, con cadenza fiorentina: “Facevo l’insegnante di inglese, poi sono diventata scrittrice per un blog, e ora faccio la life coach. È stato un percorso verso il lavoro che volevo davvero fare”. “Iovoglio aiutare gli altri ad essere sé stessi e seguire il proprio sogno”, aggiunge parlandoci del suo progetto “The Yes Woman!”, “Perché se ognuno fa quello che si sente davvero di fare, mette in moto un flusso in cui scorre linfa vitale, e salute”. La serata scorre altrettanto e le storie entrano in contatto, in un tessuto di relazioni nuove: arriva Aleksandra, “Con la ‘k’ e la ‘s’, non con la ‘x’”, ci dice del suo nome serbo, “Ma tutti qui mi chiamano Ale o Alex”, e anche il suo episodio è rivelatore di un desiderio avverato: “Avevo visto una casa, per me e mio marito, me ne ero innamorata subito – Iovoglio quella casa!”-  ma poi era stata venduta ad altri”. Ora in quella casa ci vivono, lei e il marito, per una serie di eventi fortuiti che ce li hanno portati dentro. Semplici coincidenze?…Forse flussi di energia che fluisce libera, e fluendo, spalanca le porte ai desideri. E chi arriva a riportarci alla realtà, è Alessandro, che regge un bicchiere e solleva un “Iovoglio un Vodka Lemon!” tra i presenti, prontamente avverato, con Alessandro che porge quel che in effetti è un Vodka Lemon a chi lo voleva. Tornati al presente, torniamo a quel che ci attende: è ora di scrivere un desiderio sul nostro pezzo-stella. Chi fatica sul pezzo di carta, è Niccolò: “Non so cosa volere, ho già tante cose, un bel lavoro, una casa, una vita affettiva, e a breve un figlio”. Ci vorrà un po’, ma più tardi vedremo anche lui intento a scrivere il suo desiderio-stella.

Chi invece non ha dubbi sul desiderio del qui e ora, è Giulia, che ci travolge al suono di “Iovoglio bere per dimenticare la follia che ho appena fatto!”, ha appena preso l’aereo da Gallipoli, in cui se ne stava in ferie, per partecipare a un concorso di lavoro. È in ansia per i risultati ma aspetterà, e non è male aspettare qui assieme ai suoi amici, con la prospettiva di tornarsene a sud a riprendersi le ferie interrotte. E poi il resto, come sempre, si vedrà … e il resto che arriva in serata è la ricerca della propria metà-stella. Ci dirigiamo tutti verso qualcuno con cui far combaciare la stella di carta. C’è chi lo trova subito: “Io ho scritto ‘Iovoglio imparare a rallentare’, ma ho trovato la mia metà-stella dopo pochi secondi! – se ne esce Verusca, e passando di là Guido le mormora un “Forse non è ancora il momento, ci devi lavorare ancora un po’”. Chi invece non vuole rallentare ma star dentro i ritmi pieni della sua vita è Fatjon: “Iovoglio ancora tanti tanti bei giorni come questi”, scrive sulla stella che combacia con quella di Verusca. Anche lui sarà presto babbo, dall’Albania è arrivato a Firenze, che ama: “Mi piace tutto qui, soprattutto le persone”. Le persone che tornano, lo stare insieme come rimedio a una individualità che può farsi sterile, e sola, perché “Insieme tutto è possibile”, ci ricorda Silvano passando al volo tra i divani.

Ci torna in mente un articolo scovato ieri, spiegava che un albero da solo non è una foresta, non sa creare un clima ambientale equilibrato. Invece molti alberi assieme sanno dar vita ad un ecosistema armonioso capace di mitigare gli eccessi atmosferici e produrre un ambiente protetto. Torna lo spazio onirico protetto di Ruggero, a fine serata, e torniamo noi che siamo come gli alberi che abbiamo qui attorno sulla terrazza, a caccia di altri alberi-persone per realizzare un contesto di vita sano e armonico, per esclamare all’unisono che “Insieme si sta meglio”.

I Wish Hunters – i cacciatori di desideri

“L’erba vorrei non cresce da nessuna parte!”: il pensiero di Ruggero

Ci sono volte in cui ti senti pronto a tuffarti nel flusso di nuove esperienze con fiducia ed entusiasmo, come ha fatto Ruggero con noi, presentandosi con la sua bicicletta alla partenza della seconda tappa dell’IoVoglioTour 2018.

“Non so dove andremo, non so cosa faremo, ma già la compagnia è… una voglia incredibile di stare con loro” – sono le parole che ci regala prima di prendere il treno per San Miniato la sera di venerdì 20 luglio.

Oggi è domenica 22 luglio, abbiamo percorso lunghi tratti di strada sterrata e incontrato vari  pellegrini, interagito con loro e i loro desideri. Queste le parole di riflessione che ci dona Ruggero a tappa conclusa, prima di lasciarci e rientrare nella sua quotidianità:

Le nostre vite sono piene di luoghi comuni. E quando si tratta di stravolgere i luoghi comuni, ecco entrare in gioco Iacopo e Silvano della Costellazione dei Desideri.

Da bambino mi hanno insegnato che “L’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re”, sono cresciuto con questa convinzione. In questi giorni abbiamo fatto un tratto della via Francigena da San Miniato ad Altopascio e poi abbiamo ripercorso la stessa strada al contrario, con l’intento di ribaltare – simbolicamente – questa convinzione e creare un nuovo detto, il nostro detto: “L’erba vorrei non cresce da nessuna parte!”.

Siamo partiti sabato 21 luglio da San Miniato per incontrare i pellegrini e interrogarli sui loro desideri, ci siamo mossi controcorrente come i salmoni per incrociarli sul loro cammino. Li abbiamo accolti e ascoltati, ci siamo interessati a loro, dei motivi che li hanno spinti a percorrere questo cammino simbolico… tutti questi chilometri… abbiamo rivolto loro la nostra domanda: “Qual è il tuo desiderio, che cosa vuoi?”. È diverso da “Che cosa vorresti?”, perché “vorresti” vuol dire che il tuo desiderio si può realizzare soltanto se gli altri ti danno il permesso, se l’ambiente intorno te lo permette. Invece il “voglio” rappresenta la tua volontà personale… come vuoi cambiare tu la tua realtà, in prima persona… è indipendente dagli altri ed è indipendente dagli eventi esterni… Il nostro “voglio” può trascinare, il nostro “voglio” può creare, il nostro “voglio” può cambiare la realtà e cambiare gli altri.

Tra le regole della Costellazione dei Desideri c’è anche “Puoi desiderare qualcosa di assurdo”. Ma cosa vuol dire “assurdo”? Vuol dire qualcosa che pensi sia irrealizzabile! Ma perché è irrealizzabile?… perché dipende dagli altri?? Perché dipende dalle circostanze?? A volte noi pensiamo che le cose siano irrealizzabili perché abbiamo l’immaginazione ovattata dall’ambiente che ci assorda o perché non siamo in grado di dire NO. Ma ricordatevi che i NO che dite sono degli enormi SI alla realizzazione di quello che volete voi, dei vostri desideri!

Andando verso Altopascio abbiamo conosciuto Emanuele, che ha condiviso un desiderio molto interessante: “Iovoglio essere sulla giostra, non fuori ma dentro la giostra che gira e girare assieme a lei”. È una bella immagine, un’osservazione interessante perché spesso le persone sono astratte dalla realtà e dalla realizzazione dei loro desideri in quanto sono proiettate verso universi irraggiungibili, sono fuori dalla giostra. E poi ci ha proposto un esempio altrettanto bello: immaginate una mosca che si muove liberamente nell’aria col suo istinto di mosca . A un certo punto la mosca si posa su un vetro e vuole andare oltre, ma fisicamente non è possibile. È quando voi vi avvicinate alla mosca e la schiacciate facilmente. La mosca si lascia uccidere perché ha perso il suo focus ed è fuori dalla realtà, è fuori dalla giostra.

Confrontandomi con i pellegrini assieme ai miei  compagni di viaggio, in questi giorni, ho capito che i desideri più profondi riguardano quello che abbiamo intorno. Nessuno di loro ci ha detto “Iovoglio andare su Marte”, nessuna ci ha detto “Iovoglio essere una diva di Hollywood”. Quando qualcuno (pochi, per fortuna) ci ha detto “Iovoglio vincere la lotteria”, noi gli abbiamo chiesto: “E cosa ci faresti con quei soldi?”, la risposta è stata: “Per prima cosa, viaggerei, e poi, aiuterei le persone in difficoltà”. Allora lo abbiamo provocato sul viaggiare: “Perché non viaggi e basta, ci sono tante persone che viaggiano senza soldi, nei nostri vari pellegrinaggi abbiamo avuto modo di conoscerle. Si può fare! Potresti anche iscriverti alla banca del tempo! Cosa sai fare?”. E in risposta all’affermazione sui soldi per aiutare le persone” abbiamo ribattuto: “Perché non inizi ad aiutare le persone dalle piccole cose? Perché pensi che l’aiuto debba essere solo di tipo economico?”. È sempre così. La società ci mette davanti dei vetri su cui finiamo per schiacciarci, ci specchiamo, ci vediamo brutti e distorti, cadiamo in preda a fattori esterni – persone, situazioni, il tempo – che ci schiacciano facilmente perché perdiamo il nostro istinto-mosca.

Consiglio tanto questa avventura, parlare con i pellegrini è come parlare con noi stessi, è come interrogare noi stessi perché il pellegrino vive il ritmo del passo, vive l’un-due, un-due, un-due ancestrale, il ritmo purificatore, il ritmo della vita.”

 

Ruggero

IoVoglioTour 2018, tappa 2: in cammino tra desideri di cura e di relazione

Ruggero ha capelli ricci ribelli e un sorriso luminoso: è il primo pellegrino a unirsi al nostro cammino, e questo ci rende particolarmente emozionati e grati. È con noi in attesa a Santa Maria Novella, si respira un’aria speciale stasera: “Sono carichissimo per questa avventura” – ci confida entusiasta, e attorno a noi l’energia è talmente accesa che la stazione sembra sul punto di farci volare via – verso i nostri desideri. Invece a farci volare via per ora è un treno che ci porta fino a San Miniato, assieme alle nostre fidate bici. Scesi dal treno, l’energia della partenza si trasforma in energia dell’incontro: ad accoglierci al convento francescano che ci ospita per la notte, c’è Adam, che nella vita si prende cura di chi ha si è perso un po’ per strada, per favorirne il re-inserimento sociale. Nasce subito una connessione con il nostro progetto: Adam infatti propone un percorso sul sogno. Il bi-sogno di un sogno, di un desiderio, per ritrovare la strada. Noi la strada la riprenderemo domattina per Altopascio, e nel mentre ci lasciamo travolgere da una nuova energia: un gruppo di spagnoli ci si fa incontro. Sono lì per mettere in scena uno spettacolo teatrale sotto forma di coro, e Ruggiero ha un’idea: farli esibire per noi, e subito dopo regalarci un loro desiderio, sull’onda del canto.

Comincia Juan, che condivide il suo “Iovoglio essere più connesso con le persone, comunicare più facilmente con gli altri”. Stiamo entrando nel sentiero della relazione – osserverà verso sera Iacopo – il fil rouge che sembra unire molti dei pellegrini incontrati. E infatti Maria ci dona un “Iovoglio prendermi più cura degli altri”. La cura degli altri che torna. Marta invece condivide un “Iovoglio continuare il mio cammino”. La cura di sé.
Arriva l’ora di cena, e con la cena nuovi incontri e nuovi desideri. Siamo nella sala, bellissima, in cui cenavano anticamente i monaci. L’atmosfera è pregna, di Storia, e delle storie che ascoltiamo. Anna ha perso qualcuno, che un giorno ha deciso di non esserci più, e da allora si è messa a camminare, letteralmente parlando. Ha fatto un tratto iniziale della Francigena assieme al marito, ora sta proseguendo da sola, dopodiché concluderà il cammino di nuovo con il marito. La perdita di una relazione fraterna. Ma un altro tipo di relazione che va avanti, con il marito, e la nutre. Il desiderio di Anna: “Iovoglio continuare ad avere dentro di me l’equilibrio che sto raggiungendo camminando” ci rende ancora più consapevoli della forza della Francigena, e ce ne andiamo a dormire con la consapevolezza del cammino come mezzo per mettere in relazione mente e corpo.
La mattina dopo siamo pronti a partire per Altopascio, tra sentieri serrati e boschi. La tappa non è particolarmente impegnativa, e questo ci permette di dedicare più tempo all’incontro, alle persone che hanno voglia di spendere una parola con noi. Anche questa giornata ci porta dentro i meandri della relazione, sotto varie forme: incontriamo una coppia nata da poco, in allenamento per Santiago. Hanno deciso di cominciare la loro storia d’amore con questo pezzo di cammino condiviso. Un percorso che inizia – su strada e nella vita.

E ancora, 2 capi scout con un gruppo di adolescenti. Entrambi ci confidano di avere sofferto nel lasciare a casa il figlio piccolo, o la moglie appena sposata. La relazione torna anche nei discorsi di Francesco: in 14 anni, è la prima volta che parte da solo, senza la compagna, ma ne ha sentito la necessità, ha perso il lavoro: “Iovoglio prendermi dei giorni per me stesso; io voglio ridefinire i miei obiettivi e i miei desideri; Iovoglio ridare valore al concetto di solidarietà per farmi esempio per gli altri”. E la sinergia vitale che ci ha accolti ieri sera con il gruppo di spagnoli sembra ritornare nel desiderio che chiude questa giornata: ci imbattiamo in un vecchio mulino dell’800 ora trasformato in club privé. Il gestore non ha difficoltà a raccontarci il suo desiderio: “Iovoglio stare sopra la giostra e non sotto a guardare gli altri giocare”, essere libero di fare quel che gli piace, continuare ad essere felice, essere protagonista della vita che scorre, nei suoi aspetti più piacevoli e terreni. Ci voltiamo e non a caso ci troviamo in mezzo a un campo di girasoli: il girasole, si sa, come simbolo di allegria e spensieratezza. Ma il comportamento del girasole, il suo volgere lo sguardo verso il sole dall’alba al tramonto, ha un ulteriore significato: la dedizione, il desiderio di stare con le persone care.
E allora ci siamo, ragazzi, ci siamo proprio dentro, in questo IoVoglioTour 2018, al desiderio di relazione, di cura e dedizione verso gli altri – con intervalli di dedizione e cura verso sé stessi, prima di tornare nella relazione.
E domani si continua a pedalare, e a bloggare – seguiteci su strada, o su questo blog!!

I Wish Hunters – i cacciatori di desideri

IoVoglio imparare a calibrare caos e silenzio

La mappa mi dice che il fiume che ho davanti si chiama Ayr – così come il paese scozzese in cui mi trovo in vacanza-studio con un gruppo di studenti. Il fiume mi scorre lento davanti: ho scelto di sedermi sul verde accanto a un albero, al riparo dal caos, in cerca di un po’ di silenzio. Mi rigenero dinnanzi all’acqua che non schiamazza e ha solo in mente di arrivare serena all’insenatura non troppo lontano dall’Atlantico, gettarcisi dentro senza troppo clamore. Sono ad Ayr da pochi giorni e già ho la testa piena di cose: i miei studenti da non perdere d’occhio, le richieste e i borbottii, le urgenze e il rumore – spesso per nulla. Il momento dei pasti è piuttosto tragico: mi faccio largo tra la baraonda di adolescenti internazionali che nel rimescolio di chiacchiere in più lingue formano un coro non sempre armonioso da sentire. Eppure li adoro, questi adolescenti che hanno sempre qualcosa da (ri)dire, che sanno di brufoli e allegria – riflesso di energia pura che spinge a vivere sempre a cento all’ora.

Io i miei cento all’ora ancora ce li ho, ma necessitano, di tanto in tanto, di uno stacco di estremo silenzio. Ritorno col pensiero alle sfide al silenzio incontrate già il giorno della partenza: alle 6 di mattina il bar a Linate era chiassoso quanto alunni in attesa ai cancelli della scuola. Sembrava che mezza Italia fosse lì sul punto di partire – assieme a me. Mi rivedo circondata da persone in versione viaggio ovunque, tutti ingombri di valigie ed euforia, pronti a partire per non importa dove: “andare in vacanza” è qualcosa che si basta da sé. Rivedo me che sfido quel chiasso mattutino un po’ a disagio e mi ripeto come un mantra che è giusto così, sono dentro un aeroporto, in fondo è luglio tempo di vacanze, ma le mie orecchie non sono abituate e cercano riparo al fracasso. Invano.

 

Faccio la fila buona buona all’unico bar strepitante, sognavo una colazione lenta e riposante invece scanso a fatica la folla e mi ricavo uno spazietto sul bancone con sgabello, vorrei sparire invisibile ma il mio metro e 80 si nota fin da seduta così fingo indifferenza, sognavo di mettermi a scrivere sul portatile ispirata dal silenzio dell’alba invece mi ritrovo stipata a tentare di non rovesciare il cappuccino sul trio latinoamericano che mi parla animatamente a fianco, penso ma sì dai, stanno per prendere il volo, sono emozionati, che vuoi che sia un po’ di animata conversazione?? Fingo di non sentire ma le urla al sapore di caffeina mi invadono il cervello. Chissà se sono dovute alla caffeina – mi chiedo con mezzo sorriso.

Mezzo perché da sorridere qui non c’è molto: sono fuori dal letto dalle 5. Ho stipato sbadigli e ultime cose in valigia e sono uscita dall’albergo dentro una Milano buia di pace. In giro ancora poche luci e pochi passanti, molto sonno-lenti. Bello. L’alba, un momento di rigenerazione prima della frenesia del giorno. Mi sono infilata nel taxi e pure il tassista era in vena di parlare, ripeteva tu non sai quant’è vicina la Centrale a Linate, pochi km davvero, un city airport, un aeroporto dentro la città, ed io pensavo sia lodato questo city airport, ché altri 10 minuti ad ascoltare non li avrei retti. Il mio tempo del mattino è un po’ lento, necessita di attimi di silenziosità per re-infilarmi nel ciclo attivo del giorno. Non so se vale per tutti, ma trovo per me estremamente importante riuscire ad alternare momenti di energetico trambusto e quiete assoluta. Solo che non è sempre facile: la vita ti richiede attenzioni continue, ti tira per il braccio appena cerchi di crearti uno spazio di riposo privo di parole. Spesso strafaccio per questa mia (s)mania di dire sempre sì ai ritmi chiassosi della vita.

Ora sono in Scozia circondata da vitalità estrema – ho perso il conto dei giovani schiamazzanti che girovagano per il college da mattina a sera, incuranti del mondo attorno. Eppure avverto anche ora il bisogno di ricavarmi brevi momenti di non-suono. Le mie nuove colleghe qui lo hanno già capito. Altri lo capiranno. Io voglio imparare a godermi il mio silenzio senza sentirmi in colpa per non starmene di continuo dentro il flusso assordante delle cose che strepitano. Io voglio imparare a calibrare il caos e il silenzio della vita, i pieni rumorosi e i vuoti silenziosi.

Verusca

Prima tappa 2018: scelgo di andare avanti, non di avere paura

Il secondo giorno dell’IoVoglioTour 2018 ci trova pronti a metterci sulla strada verso Aulla, nella zona nota come Lunigiana, a pochi chilometri dalla Liguria. Come questo paesino che sorge in posizione strategica di mezzo tra i passi delle Cisa, del Cerreto, Lagastrello e sulla strada per Casola e la Garfagnana, anche noi oggi abbiamo la sensazione di trovarci a un crocevia, nel mezzo di decisioni da prendere lungo il percorso, quale sentiero percorrere che sia il più adatto alle nostre esigenze, che ci porti spediti e comodi verso il nostro obiettivo odierno, Sarzana. Ma la vita, si sa, non è sempre comoda. Scopriamo così che la via Francigena non è solo spettacolare, ma pure impegnativa. Ci troviamo di fronte a complessità di vario tipo, che si manifestano con scelte non del tutto azzeccate: sbagliamo strada un paio di volte, con dispendio di tempo ed energie. Il giallo-verde della natura, la vista di ruderi di antichi castelli, caprette e mucche a chiazzare i prati, finiscono per farsi piccole consolazioni nei nostri ripetuti dietro-front. Ci sono punti della via Francigena che non sono percorribili in bici, e ci colgono un po’ impreparati, ma si prosegue, da qualche parte, si va comunque avanti.

Ci capita poi una deviazione poco fortunata, e ci troviamo davanti due cani maremmani che ci bloccano la strada. Cosa sta succedendo? Ci sentiamo un po’ spaesati, forse dentro qualcuno di noi ha tracce di paura, ma non lo fa vedere. Il giorno continua e si porta appresso la stanchezza delle difficoltà incontrate. Giunti ai pressi di un paese, ci sorprendono su un muro alcune immagini e scritte, ci soffermiamo a osservarle con occhi incantati, che a un certo punto si spalancano nel sentire la voce poco elegante di un ragazzo che solleva offese nei nostri confronti. Poiché osserviamo quelle immagini, quelle parole, veniamo definiti “poco virili”, ecco. Come risposta non smettiamo di fissare la scritta che ci ha colpiti, ce la portiamo dentro, via con noi: Anche noi, come l’acqua che scorre, siamo viandanti in cerca di un mare.

Noi il nostro mare-percorso lungo la via Francigena – e nella vita tutta – lo stiamo attraversando, con la sua bonaccia e le sue marette. Forse quel ragazzo si trova in un momento di maretta, chissà… Come acqua che scorre, lasciamo scorrere via le sue parole e riprendiamo per Sarzana, altra città-crocevia, terra di contatto tra diverse storie e tradizioni. Ci rendiamo conto che oggi siamo partiti da una città-crocevia, per toccarne un’altra.

Ci sentiamo al centro delle cose che succedono, a noi e attorno a noi. Con i timori – molto umani – che spesso ci accompagnano, e la possibilità – individuale o di squadra – di scegliere se guardare avanti senza paura, o farci bloccare dalla paura.  Ci tornano alla mente i primissimi pellegrini che abbiamo incontrato stamani, e forse solo ora ci è pienamente chiaro il senso del nostro incontro: gli amici dell’Associazione Sintomi di Felicità ci hanno parlato del progetto che stanno portando avanti, un viaggio di 2400 chilometri a piedi da Lucca a Santiago per diffondere i loro “Sintomi di Felicità”, per raccontare la storia di Marco che, nonostante la sclerosi multipla, porta avanti il suo desiderio di vita attraverso la musica e il canto, per sensibilizzare su questo tema. Sulle t-shirt colorate di alcuni di loro troneggia un bel “Scelgo di essere felice, non di avere ragione”. Sulle nostre t-shirt simboliche, oggi domina la scritta “Scelgo di andare avanti, non di avere paura”.

E la nostra scelta-desiderio ci porta infine a Pontremoli, dove si conclude la prima tappa. Le gambe un po’ stanche, ma i cuori ri-a(ni)mati, dalle suggestioni del paesaggio, degli incontri, dei desideri ascoltati, e di tutto quel che ci aspetta da qui in avanti.Ci vediamo su strada alla seconda tappa del 21-22 luglio, e nel mentre, su questo Blog!

I Wish Hunters – i cacciatori di desideri

 

IoVoglioTour 2018: i colori e i desideri della prima tappa

Chiudete gli occhi e immaginate un verde brillante che si schiude tra di voi, ovunque attorno. Una strada sterrata che sa di echi lontani. Ora riaprite forte gli occhi e quel verde è lì, davanti  e intorno a voi. Scendete dalla bici e lo potete toccare con mano, annusare tutto come si fa con una rosa. È un verde-profumo avvolgente, come un cuscino caldo che vi culla prima del sonno. Ma noi siamo ben svegli invece, dall’alba in sella alle nostre bici elettriche che sfrecciano felici lungo il percorso della nostra prima tappa, partenza Lucca, arrivo Avenza (Massa Carrara). Quando sono arrivate le bici, il giorno prima della partenza, abbiamo provato l’emozione del bimbo che scarta il regalo di Natale atteso per 12 mesi. E dopo 12 mesi siamo ri-partiti pure noi, occhi accesi e gambe svelte, mani affondate sui manubri e via, ad immergerci nei desideri dei pellegrini incontrati per strada o di chi vive in questi luoghi. Nel cuore un grande grazie all’Associazione Via Francigena Toscana e Cammini, che sostiene e promuove questo progetto, assieme a Regione Toscana.

Ora chiudete un’altra volta gli occhi e immaginate il colore del sole, riapriteli e vi ritrovate circondati da tanto giallo-fieno, secco solo in superficie. Perché sotto, che preme, c’è il colore e sapore della natura che sta per rinascere. E noi con lei, ci sentiamo ri-nascere,riscaldati dal giallo-fieno-terra, come tanti semini da proteggere e far crescere. Come i semini di trifoglio che iniziamo a spargere tra la gente, siamo qui a ri-nascere tra la natura, a ri-farci umani assieme al verde degli alberi che affianchiamo, assieme al giallo dei campi che simbolicamente ariamo con le tracce del nostro passaggio. Ci sentiamo parte di questa terra e del Serchio, il fiume che la traversa. Ci tornano in mente ricordi di scuola, Ungaretti che cantava il Serchio come uno dei fiumi della sua vita ne “I fiumi”, e noi ora a cantarlo come il fiume che ci fa compagnia in questo tratto di viaggio.

E così come è giallo il campo di grano mietuto, così è giallo il colore dei desideri-stella che stiamo cacciando. Il colore di ogni desiderio poi, si fa “altro”, a seconda di chi incrociamo. Per ogni persona un desiderio, per ogni desiderio una sfumatura di colore diversa, originale e unica. Dunque dopo il verde e il giallo siamo pronti per tuffarci nel “colore-desiderio”di chi incontriamo: il primo sa di nubi scure, parla di malattia, ma appena lo ascoltiamo davvero, prende il colore del verde-speranza, perché Francesco, il primo pellegrino-desiderio, ci sorprende col suo “Io voglio ridefinire il concetto di malattia”. Si susseguono gli incontri e così anche i desideri: che colore potrà mai avere i il desiderio di un libraio, bianco-carta forse? Marco il bianco dei  suoi libri lo ha momentaneamente abbandonato e ora si trova in una zona di sosta grigia, in cerca di sé tra i colli lucchesi: “Io voglio (ri)trovare me stesso”. E chissà che da quel grigio, in mezzo ai colli verdi, non nascano nuovi colori… Federico invece è partito senza il minimo allenamento, ma con tanta voglia di fare e pedalare: ha lasciato Milano in direzione sud, ed insegue il suo desiderio – “Io voglio arrivare in Puglia!” – , che sa di giallo-sole-pugliese, con una media di 90 km al giorno. Delia e Lorenzo hanno nel cuore un ricordo, il motto della loro prof. delle superiori che li invitava e tendere l’arco del desiderio tra la gente, ed è così che ci accolgono e salutano, nell’ascoltare il nostro progetto.

È sera e siamo ad Avenza, dopo una prima tappa di 60 km. La Via Francigena ci ha ricevuti nel migliore dei modi, coi toni morbidi e solari di chi sa ospitare, in ogni momento, gli stessi toni di Gianni e Gina che ci hanno fatto vivere l’esperienza dell’accoglienza nella Casa del Pellegrino di Valpromaro. Prima di addormentarci ci risuona dentro il racconto curioso di un gruppo di giovani incontrati prima: “Non abbiamo seguito a pieno il percorso della via Francigena perché volevamo sentirci liberi di andare verso il nostro obiettivo – la città di Lucca – ma senza sapere precisamente da dove passare. E alla fine, fatalità, finivamo per ritrovarci sempre sulla via Francigena”.

Dunque la via Francigena che sa accogliere e rimanere, così come rimarremo noi sulle sue vie sterrate ancora per un po’, e di sicuro a lungo sulle vie virtuali di questo Blog: continuate a seguirci e a desiderare assieme a noi!!

I Wish Hunters – i cacciatori di desideri

Wish Hunters in partenza: le date e le tappe dell’Io VoglioTour 2018

Se giovedì 28 Giugno si guardava dall’alto verso il basso a cielo buio, eravamo noi le Stelle, sulla Terra: una costellazione terrena con tanti puntini colorati di varie fattezze, accoccolati su seggiole e divanetti altrettanto colorati, un occhio all’Arno in tramonto e i respiri aperti, all’unisono, nel locale che ha ospitato l’Aperitivo della Costellazione dei Desideri in attesa dell’IoVoglioTour 2018.

Quando è arrivato Iacopo – uno di noi 4 Wish Hunters, i cacciatori di desideri in partenza! – ,  ad una delle presenti è venuto spontaneo indicare gli evidenti puntini gialli sulla sua maglietta bianca: “Ehi Iacopo, ma ti sei macchiato??”

E invece no, erano tanti puntini stellati. Giallo-stella, giallo-desiderio. Si comincia da una maglietta, per ritrovarsi su una bicicletta, ad andare a caccia di quei puntini giallo-desiderio lungo la Via Francigena.

E già durante l’aperitivo abbiamo raccolto nuovi desideri sotto forma di video-interviste, e sparso bustine di semi di trifoglio portafortuna, tra i presenti. Ed ora cosa succede?

Ora ci si mette in viaggio sul serio. Oggi vogliamo condividere con voi le date e tappe esatte del nostro Tour, che sarà aperto a chiunque voglia aggregarsi. Eccoci qui sotto:  

6/7/8 Luglio – Tappe con bicicletta

Lucca-Massa 44 Km

Massa-Aulla 48 km

Aulla-Passo della Cisa 54 km

 oppure a piedi e con l’aiuto del treno per fare qualche km in più e arrivare in tappa

Camaiore-Massa 22 Km

Sarzana-Aulla 26 km

Pontremoli-Passo della Cisa ​​​22 km

 

21-22 Luglio – Tappe sia a piedi che in bicicletta

San Miniato- Altopascio  26 Km​

Altopascio-Lucca 19 Km​

 

4-5 Agosto Tappe sia a piedi che in bicicletta

Monteriggioni-San Gimignano 31 km

San Gimignano- San Miniato 38 Km

 

30-31-1-2 Agosto/ Settembre Tappe sia a piedi che in bicicletta

Acquapendente – Radicofani  24 Km

Radicofani-San Quirico D’Orcia 32 Km

San Quirico D’Orcia-Ponte D’ Arbia 26 Km

Ponte D’Arbia-Siena  26 Km

 

23 Settembre Tappe Siena-Monteriggioni 21 Km

sia a piedi che in bicicletta finale allo Slow Travel Festival

Dunque siete pronti a farvi Wish Hunters anche voi e a mettervi in cammino – a piedi o in bicicletta – assieme a noi??

Per informazioni su come unirvi a noi, ci potete contattare a questa email: iovogliotour@gmail.com o sulla pagina FB.

A presto, a tutte le Stelle che vorranno seguirci, stiamo per arrivare a darvi una mano a trovare e nutrire il vostro desiderio,

e restate qui con noi nel blog, assieme ai nostri appunti di viaggio e ai vostri desideri!

I Wish Hunters- i cacciatori di desideri

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